Di Luca Franceschi
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La Commissione Europea ha pubblicato oggi le sue raccomandazioni per l’Italia, e il giudizio sul sistema sanitario nazionale si è rivelato estremamente critico nei confronti dell’attuale esecutivo. Secondo quanto rilevato dall’Unione Europea, l’accesso all’assistenza sanitaria nel nostro Paese è peggiorato in modo significativo.
Le liste d’attesa risultano sempre più lunghe, mentre la spesa sanitaria che grava direttamente sui pazienti continua a crescere, superando in maniera significativa la media registrata negli altri Paesi membri dell’Unione. Il quadro che emerge evidenzia inoltre notevoli disparità territoriali nell’erogazione dei servizi e una persistente carenza di personale sanitario.
Si tratta di una bocciatura a tutto tondo delle politiche sanitarie messe in atto da un governo che, secondo i parlamentari del Movimento 5 Stelle delle Commissioni Affari Sociali di Camera e Senato, sarebbe capace soltanto di definanziare il sistema pubblico favorendo il settore privato. Questo scenario si pone in netto contrasto con la narrazione governativa di un Paese delle meraviglie che vanta risultati eccezionali e colleziona record positivi.
La realtà che emerge dai dati è quella di un Servizio sanitario nazionale al collasso, privato di risorse per circa 20 miliardi di euro da quando l’attuale governo si è insediato. Le conseguenze di questa situazione si riflettono drammaticamente sui cittadini: le persone che rinunciano a curarsi sono passate da circa quattro milioni a quasi sei.
Chi ha scelto di non attendere le interminabili liste d’attesa, rivolgendosi al privato, è cresciuto da due milioni e mezzo a quattro. La spesa sanitaria a carico delle famiglie è passata da 34 miliardi agli attuali livelli, con previsioni che indicano 47 miliardi entro la fine della legislatura.
Questi sono i veri record dell’attuale governo, che tuttavia preferirebbe giocare con la salute degli italiani e speculare sulla loro pelle, secondo quanto denunciato dai rappresentanti del Movimento 5 Stelle impegnati nelle commissioni parlamentari che si occupano di affari sociali.
