Di Luca Franceschi
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Ahmad Abdelghani, l’egiziano fermato per l’omicidio di Alessio Borelli avvenuto l’11 luglio scorso, aveva già dato ampi segni di pericolosità nei giorni precedenti. Il giorno prima del delitto aveva aggredito con un coltello alcuni volontari dei City Angels. Un comportamento che si aggiunge a una serie di episodi inquietanti che vedono protagonista l’uomo.
Pochi giorni prima dell’omicidio, Abdelghani aveva tentato di rubare l’arma a un Carabiniere, urlando “Allah Akbar” durante l’aggressione. A quel momento era già sottoposto al divieto di dimora a Milano e nella sua provincia. Nonostante questi chiari segnali di pericolo, l’uomo continuava a circolare liberamente per le strade della città.
Secondo quanto sostiene Riccardo De Corato, deputato di Fratelli d’Italia, vice presidente della Commissione Affari Costituzionali della Camera e già vice sindaco di Milano durante le amministrazioni di centrodestra, questa situazione rappresenta il risultato di una politica pluridecennale. De Corato addebita a una certa sinistra non solo la tolleranza verso i fenomeni di islamizzazione, ma addirittura la loro promozione attiva.
L’esponente di Fratelli d’Italia pone una domanda provocatoria su quale sia il modello di società che la sinistra intende consegnare alle generazioni future, contrapponendo simbolicamente i “burka e i coltelli” a una presunta visione alternativa. Nel territorio della città metropolitana di Milano, secondo i dati citati, vivono oltre 150.000 musulmani e risultano censite 12 moschee abusive, un dato che De Corato utilizza per sottolineare l’ampiezza del fenomeno.
De Corato auspica che i magistrati applichino il massimo rigore nei confronti dell’extracomunitario, invocando la sua espulsione dal paese una volta scontata la condanna, al fine di rassicurare una popolazione che, a suo avviso, manifesta crescente preoccupazione per l’avanzare dell’influenza islamica nel tessuto sociale italiano.
