Di Luca Franceschi
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Il senatore Mario Turco, vicepresidente del Movimento 5 Stelle e componente della Commissione parlamentare d’inchiesta sulle banche, ha espresso dure critiche nei confronti del decreto fiscale approvato dal Governo, definendolo “la prova provata di un clamoroso pasticcio politico e normativo”.
Secondo Turco, il provvedimento rappresenta l’ennesimo decreto utilizzato non per affrontare i problemi reali del Paese, ma per correggere gli errori commessi dalla maggioranza nella Manovra approvata solo pochi mesi fa. “Prima annunciano misure come bandiere ideologiche, poi sono costretti a smontarle una dopo l’altra”, ha dichiarato il senatore.
Tra gli esempi citati figurano la tassa sui piccoli pacchi extra-UE, già rinviata dopo essere stata impostata male, l’iperammortamento, bloccato da un vincolo scritto in modo tale da renderne necessaria la correzione, e la stretta su dividendi e participation exemption, già travolta da una clamorosa marcia indietro.
“Altro che certezza fiscale: questo Governo cambia le regole mentre rincorre i propri sbagli”, ha sottolineato Turco, evidenziando come tutto ciò certifichi il fallimento della politica fiscale dell’esecutivo e in particolare dei ministri Giorgetti e Urso, accusati di dimostrare “soltanto improvvisazione, confusione e totale assenza di visione”.
Il vicepresidente del M5S ha inoltre denunciato come, mentre l’esecutivo prova a coprire i suoi errori, vengano lasciati intatti i problemi veri: una pressione fiscale record, una produzione industriale in caduta libera e salari fermi che continuano a perdere potere d’acquisto.
“Gli italiani non hanno bisogno di decreti per rattoppare gli errori del Governo. Hanno bisogno di risposte vere alle emergenze economiche e sociali che continuano a sovrapporsi”, ha affermato Turco, criticando una maggioranza che “prima sbaglia la manovra e poi prova a nascondere il fallimento con l’ennesimo intervento d’urgenza”.
Il senatore ha concluso il suo intervento rivolgendosi anche al mondo produttivo e alle associazioni datoriali, a partire da Confindustria, invitandole a smettere di “voltarsi dall’altra parte davanti al fallimento della linea economica del Governo”.
