Di Luca Franceschi
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Il senatore Mario Turco, Vicepresidente del Movimento 5 Stelle e Responsabile della Politica Economica e Fiscale del partito, interviene duramente sulle recenti dichiarazioni del ministro Urso riguardo al sequestro dell’Altoforno 1 dell’ex Ilva di Taranto.
Secondo Turco, le affermazioni del ministro rappresentano l’ennesimo tentativo di scaricare su altri le responsabilità di quello che definisce un autentico fallimento del Governo sulla questione dell’ex Ilva. Il parlamentare pentastellato respinge con fermezza l’idea che la magistratura possa essere considerata responsabile della situazione attuale.
La drammatica condizione in cui versa Taranto non può essere attribuita ai giudici, che si limitano ad esercitare le proprie funzioni nell’ambito delle leggi dello Stato. La vera causa, secondo il senatore, è l’incapacità del Governo Meloni di costruire in quasi quattro anni una strategia industriale credibile e concretamente realizzabile.
Turco contesta anche i numeri citati dal ministro Urso, che ha parlato di 2 miliardi di danni causati dal sequestro. Il senatore invita invece il ministro a spiegare agli italiani come siano stati spesi oltre 4 miliardi di risorse pubbliche senza riuscire ad evitare risultati drammatici: né le ultime due morti in fabbrica sono state scongiurate, né è stato garantito il rilancio produttivo, né la decarbonizzazione, né la tutela dell’occupazione, né la sicurezza degli impianti.
La realtà, secondo l’esponente del Movimento 5 Stelle, è che il sequestro dell’Altoforno 1 è la diretta conseguenza di problemi concreti che esistono negli impianti e che non possono essere cancellati con semplici dichiarazioni propagandistiche. A confermare questa situazione sono intervenuti prima la Procura, poi il GIP e adesso anche la Corte di Cassazione.
Invece di ingaggiare polemiche con la magistratura, Turco ritiene che il ministro Urso dovrebbe dimettersi e assumersi la responsabilità politica dei risultati di quella che definisce una gestione fallimentare. Dopo anni di annunci, promesse e passerelle, il bilancio della situazione è drammatico.
I dati parlano chiaro: produzione crollata, lavoratori in cassa integrazione, indotto in sofferenza, impianti sotto sequestro e una città che continua a pagare il prezzo più alto di questa situazione.
Il senatore conclude affermando che è arrivato il momento che il Governo smetta di cercare alibi e dica finalmente la verità ai cittadini di Taranto e all’intero Paese sulla reale situazione dello stabilimento siderurgico.
