Di Luca Franceschi
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In Italia sono oltre ventimila i minori allontanati dalle loro famiglie, collocati prevalentemente in comunità educative e case-famiglia. Il caso dei cosiddetti “bambini nel bosco” ha attirato l’attenzione mediatica, ma rappresenta solo la punta di un iceberg che riguarda un fenomeno ben più vasto e complesso.
La normativa vigente, in coerenza con i principi sanciti dalla Costituzione italiana, dalla Carta Europea dei Diritti dell’Uomo e dalla Convenzione di New York sui diritti dell’infanzia, stabilisce chiaramente che l’allontanamento dei minori dalle famiglie deve rappresentare l’extrema ratio, da ricorrere unicamente in situazioni estreme. Eppure, nonostante sia scientificamente provato che la separazione dei bambini dai genitori costituisce un trauma significativo, continuano a verificarsi allontanamenti motivati da ragioni che potrebbero trovare soluzioni alternative attraverso il sostegno alle famiglie.
Il problema economico si rivela considerevole: il collocamento in strutture esterne comporta costi elevati, oscillanti tra i 75 e i 150 euro al giorno per minore, con una spesa nazionale complessiva che probabilmente supera il miliardo di euro annualmente.
Per affrontare questa criticità, i capigruppo della coalizione di governo al Senato hanno deciso di presentare un disegno di legge volto a introdurre criteri più rigorosi nelle decisioni di allontanamento. Il provvedimento prevede che, prima di procedere con un collocamento extrafamiliare, il giudice effettui una valutazione comparativa tra i benefici derivanti dall’interruzione della situazione di pregiudizio e le conseguenze negative che il distacco dall’ambiente familiare comporta per la salute psicofisica del minore.
La proposta normativa impone dunque un’attenta ponderazione da parte dell’autorità giudiziaria, supportata dall’ausilio di specialisti indipendenti e privi di conflitti di interesse, di tutti gli elementi acquisiti, considerando sempre le diverse possibili alternative risolutive.
I proponenti auspicano che l’opposizione si dimostri disponibile a collaborare costruttivamente all’esame parlamentare di un provvedimento ritenuto urgente e ispirato al buon senso.
