Di Luca Franceschi
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Il calcio italiano attraversa una delle fasi più critiche della sua storia recente. A sostenerlo è il senatore di Fratelli d’Italia Gianni Berrino, che punta il dito contro la gestione della Federcalcio italiana e, in particolare, contro la figura del presidente Gabriele Gravina.
Secondo Berrino, il mancato accesso ai Mondiali per tre edizioni consecutive non rappresenta un semplice incidente di percorso, bensì il sintomo di un fallimento strutturale che affonda le radici ai vertici dell’organizzazione calcistica nazionale. Dodici anni senza una partecipazione al torneo mondiale sono un dato che non può essere liquidato superficialmente.
Il senatore critica inoltre le spiegazioni fornite da Gravina circa il divario con altri sport italiani, definendole come argomentazioni percepite come insufficienti e fuori contesto. Mentre il calcio fatica a ottenere risultati, altre discipline sportive italiane continuano a riscuotere successi e medaglie, spesso operando con meno risorse, minore visibilità e minori tutele rispetto al mondo del pallone.
Berrino sottolinea come le giustificazioni semplicistiche rappresentino un alibi piuttosto che un’analisi autentica dei problemi. Secondo il politico, liquidare le differenze con altre realtà sportive significa anche mancare di rispetto verso milioni di ragazzi italiani che inseguono il sogno calcistico con enormi sacrifici, sostenuti da famiglie che percorrono chilometri, investono tempo e risorse economiche senza alcuna certezza di successo.
Un ulteriore elemento critico riguarda la narrazione dei fallimenti. Negli ultimi anni, sostiene Berrino, si è verificata una ricerca del colpevole che ha sistematicamente puntato il dito contro allenatori e calciatori. Sebbene le responsabilità tecniche e tattiche esistano indubbiamente, concentrare l’attenzione solo su chi scende in campo rappresenta un modo comodo per evitare di affrontare i problemi strutturali veri, quali l’organizzazione dei settori giovanili, la programmazione sportiva e la valorizzazione dei talenti.
Il senatore solleva quindi una questione centrale: come è possibile che, di fronte a risultati così gravi, non si sia verificato un reale cambio di leadership ai vertici federali? In qualsiasi altro ambito, conseguimenti di questo tipo avrebbero determinato dimissioni immediate. Non per spirito persecutorio, ma per il semplice rispetto delle istituzioni rappresentate.
Berrino ritiene che rimanere legati alla propria posizione mentre il sistema mostra chiari segni di cedimento non rappresenta stabilità, ma piuttosto immobilismo. Secondo il politico, il calcio italiano necessita di una trasformazione profonda, basata su assunzione di responsabilità e visione strategica, non su giustificazioni.
La conclusione di Berrino è netta: il problema non consiste unicamente nel mancato accesso ai Mondiali, ma nella difficoltà strutturale di comprendere le cause profonde di tale fallimento. Per questa ragione, sostiene il senatore di Fratelli d’Italia, Gravina dovrebbe dimettersi dalle sue funzioni.
