(Il testo seguente è tratto integralmente dalla nota stampa inviata all’Agenzia Opinione) –
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Trasformare i luoghi della cura della persona in presìdi di ascolto, attenzione e orientamento, capaci di intercettare i primi segnali di disagio e accompagnare le donne verso la rete dei servizi. È questo l’obiettivo di “Specchi che proteggono”, il progetto promosso da CNA Venezia e presentato questa mattina nella sede del Consiglio regionale del Veneto. All’incontro hanno partecipato l’assessore alla Coesione sociale del Comune di Venezia Ermelinda Damiano, i rappresentanti di CNA Venezia, del Centro Antiviolenza e del Servizio ARCO del Comune, le associazioni partner, gli operatori del settore del benessere e le autorità civili del territorio.
“Uno degli aspetti più significativi di questa iniziativa è che nasce dalla volontà del direttore di CNA Venezia Centro Storico, Giampaolo Toso – ha dichiarato l’assessore Damiano – È il segno concreto di una crescente assunzione di responsabilità anche da parte degli uomini nel contrasto alla violenza di genere. Non può essere una battaglia delle sole donne, ma un impegno condiviso da istituzioni, imprese e società civile. Il Comune di Venezia sostiene con convinzione questo progetto, che rafforza il lavoro svolto attraverso il Centro Antiviolenza e il Servizio ARCO. La prevenzione passa dalla formazione e dalla costruzione di una rete diffusa sul territorio: gli operatori del settore del benessere potranno diventare sentinelle preziose, capaci di riconoscere situazioni di fragilità e orientare le donne verso i servizi competenti. Ognuno di noi può fare la propria parte per costruire una comunità più consapevole e vicina a chi ha bisogno”.
Il progetto si inserisce nel percorso che il Comune di Venezia porta avanti da oltre trent’anni attraverso il Centro Antiviolenza, il primo pubblico d’Italia, attivo dal 1994 e oggi articolato in una rete di case rifugio, servizi di protezione e sportelli territoriali, e attraverso il Servizio ARCO, che promuove reti di comunità mettendo in connessione istituzioni, imprese, associazioni e cittadini. Un impegno fondamentale perché il fenomeno della violenza resta ancora in larga parte sommerso: solo l’8% delle donne vittime di violenza si rivolge infatti a un Centro Antiviolenza, mentre nelle strutture comunali il numero dei bambini accolti ha ormai superato quello delle donne, confermando come la violenza coinvolga l’intero nucleo familiare.
“Specchi che proteggono”, come spiegato nel corso della presentazione del progetto, formerà acconciatori, estetiste e operatori della cura della persona affinché, grazie al rapporto di fiducia con la clientela, sappiano riconoscere possibili segnali di violenza e orientare le donne verso la rete dei servizi. Tra titolari, collaboratori e lavoratori autonomi saranno coinvolti fino a 6.000 operatori, contribuendo alla creazione di una rete capillare di prossimità sull’intero territorio.
