Di Luca Franceschi
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Angelo Bonelli interviene duramente sulla politica energetica del governo, definendola un disastro che ha compromesso l’economia italiana. Secondo il rappresentante di Europa Verde, in quattro anni sono stati spesi 40 miliardi di euro di denaro pubblico per contenere i prezzi dell’energia, eppure oggi la bolletta italiana rimane la più cara di tutta Europa. La strategia governativa avrebbe creato una pericolosa dipendenza dal gas, rendendo l’Italia vulnerabile e esposta a ricatti geopolitici.
I dati citati parlano da soli: mentre l’energia elettrica spagnola era quotata a 8,36 euro per Megawatt ora, quella italiana raggiungeva i 160 euro per Megawatt ora. Considerando la media dei primi mesi del 2026, il prezzo spagnolo si attesta su 44 euro per Megawatt ora contro oltre 130 euro in Italia, evidenziando un divario insormontabile tra il nostro paese e quello iberico.
Bonelli sottolinea come la dipendenza dal gas non rappresenti affatto una conquista di sovranità energetica, bensì il trasferimento della vulnerabilità da un paese all’altro, passando dalla Russia ad altre nazioni e al gas liquido. Questa situazione continua a incidere pesantemente su famiglie e imprese italiane, che subiscono i costi di una scelta strategica sbagliata.
Il settore delle rinnovabili è stato bloccato, registrando un crollo delle nuove installazioni del 27 percento nel 2025 e una contrazione negli accumuli. Nel contempo, il governo mantiene un modello che favorisce le grandi società energetiche, che nei tre anni e mezzo precedenti hanno accumulato profitti superiori a 70 miliardi di euro senza subire alcun intervento fiscale che potesse redistribuire queste risorse alle famiglie per alleviare il peso delle bollette.
Una delle scelte più controverse riguarda l’approvazione della norma per prolungare l’uso del carbone fino al 2038, frutto dell’alleanza tra la maggioranza e il partito Azione di Calenda. Bonelli definisce questa decisione come fuori dalla storia, in quanto il carbone rappresenta un nemico sia per il clima che per la salute pubblica. Contemporaneamente, vengono tagliati gli incentivi destinati alla transizione energetica e agli investimenti delle imprese, frenando innovazione e modernizzazione del sistema.
Secondo l’analisi critica fornita, la politica energetica italiana non possiede una reale strategia, bensì rappresenta una non-strategia che ha messo in ginocchio l’economia del paese. La situazione si riflette nella crescita della povertà energetica, che interessa 2,7 milioni di famiglie italiane costrette a sceglienze difficili tra riscaldamento, raffrescamento e altri servizi essenziali.
L’alternativa proposta passa per una scelta chiara e netta: abbandonare la dipendenza dalle fonti fossili per investire massicciamente in energie rinnovabili, efficienza energetica e autonomia energetica del paese. Bonelli conclude affermando che il governo sta intraprendendo l’esatto contrario di quanto necessario, configurando la propria politica energetica come un fallimento totale dai risvolti economici e sociali devastanti.
