Di Luca Franceschi
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Donald Trump aveva esplicitato con brutale chiarezza il collegamento tra i propri interessi economici e l’escalation bellica: quando il prezzo del petrolio sale, gli affari proliferano. Con la guerra in corso, il tycoon ha consolidato ulteriormente la propria ricchezza, mentre Giorgia Meloni mantiene il silenzio. Secondo l’analisi proposta, la destra a livello mondiale e nel nostro Paese rappresenterebbe il movimento politico dei signori della guerra, coloro che traggono profitto dai conflitti che devastano popolazioni intere, speculando sulle fonti energetiche e commerciando armamenti.
I numeri forniti illustrerebbero chiaramente questo meccanismo: il conflitto in corso sta generando notevoli vantaggi economici per gli Stati Uniti, con esportazioni di greggio che hanno raggiunto quota 5 milioni di barili quotidiani, registrando un incremento del 30% rispetto a marzo. Sul mercato americano, il petrolio quota con un premio che oscilla tra i 30 e i 40 dollari per barile rispetto al Brent. Le petroliere in attesa di raggiungere i porti americani sono 64, numero ben superiore alla media storica di 24 unità. Una situazione che evidenzierebbe come Trump conduca effettivamente transazioni commerciali lucrando dai conflitti armati.
Il gas naturale e il petrolio continuerebbero a rappresentare i carburanti geopolitici sottostanti alle tensioni internazionali, alimentando speculazioni di portata miliardaria. Concentrandosi sul comparto del gas, gli utili eccedentari valutati su scala globale supererebbero il miliardo di dollari, con centinaia di milioni generati settimanalmente. Nel medesimo periodo, la premier italiana sceglie di allinearsi alle strategie di Trump, rinunciando a una visione indipendente. Durante il mandato dell’esecutivo di destra in Italia, le società attive nel settore energetico avrebbero accumulato extra-profitti che superano i 70 miliardi di euro, laddove cittadini e realtà imprenditoriali continuano a versare somme crescenti per le utenze domestiche e industriali.
La critica conclusiva sottolinea una contraddizione percepita: Meloni eserciterebbe il nazionalismo quando a Washington, mentre adotterebbe una posizione subordinata nei confronti dell’Italia, perpetuando un sistema economico che prospera sui conflitti e che mette a repentaglio la sicurezza collettiva e il benessere futuro della popolazione.
