Di Luca Franceschi
///
Il Governo italiano continua a distinguersi per l’adozione di misure concrete volte a proteggere l’industria e i posti di lavoro europei, in contrasto con l’approccio burocratico e ideologico perseguito dalle istituzioni di Bruxelles. Il non-paper presentato dal ministro Urso riguardante il settore degli elettrodomestici si muove nella direzione corretta, mirando a riconoscere il comparto del bianco come strategico e a contrastare la concorrenza sleale proveniente dall’Asia.
Urso sta realizzando quello che l’Europa avrebbe dovuto compiere anni fa: tutelare le imprese prima che giungano alla chiusura. La vicenda Electrolux rappresenta un campanello d’allarme che evidenzia come il tempo dei rinvii sia ormai terminato. La circostanza che Bruxelles sia oggi costretta a rivedere e correggere meccanismi come il Cbam, l’Ets e altre normative di stampo ideologico rappresenta una chiara testimonianza del fallimento delle strategie industriali europee degli ultimi anni.
Va evidenziato come, prima dell’insediamento del governo Meloni, l’Italia versasse in una posizione marginale nei tavoli dove venivano definite le strategie industriali a livello europeo. I precedenti esecutivi di orientamento progressista non partecipavano con regolarità al Consiglio Competitività, privando il Paese della possibilità di esercitare un’influenza determinante su dossier di cruciale importanza per l’industria e l’occupazione nazionale.
Secondo il senatore di Fratelli d’Italia Gianpietro Maffoni, membro della Commissione Industria al Senato, queste considerazioni rispecchiano l’impegno dell’attuale maggioranza nel ripristinare il ruolo centrale dell’Italia all’interno dei processi decisionali europei.
