Di Luca Franceschi
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GIUSTIZIA: LIBRANDI ALLE FIRMATARIE DEL NO, “SPIEGATECI PERCHÉ DIFENDETE UN SISTEMA CHE OGNI ANNO MANDA IN CARCERE MILLE INNOCENTI”
“Apprezzo chi, come le firmatarie di questo manifesto, ha idee, le difende e sceglie di esporsi pubblicamente per il no. Ma proprio per questo viene naturale una domanda: perché nel vostro appello non c’è una parola sui mille innocenti che ogni anno finiscono in carcere e vengono riconosciuti tali solo dopo anni?”. Lo ha detto Gianfranco Librandi, vicesegretario regionale di Forza Italia in Campania, replicando al manifesto promosso da oltre 1.700 donne contro la riforma della giustizia.
“Parlate di diritti, di equilibrio costituzionale, di tutele. Bene. Ma spiegateci: dov’erano questi diritti quando quelle persone perdevano il lavoro, la casa, la reputazione? Quando venivano chiusi i conti, quando le famiglie si sgretolavano sotto il peso della vergogna e della gogna mediatica?”.
“E spiegateci anche questo: quanti suicidi servono ancora perché il tema diventi centrale? Quante vite devono essere rovinate prima di ammettere che il sistema così com’è non funziona?”.
“Perché il punto è qui. Non è ideologico. È umano. Essere accusati e detenuti da innocenti significa uscire, anni dopo, con una assoluzione che non restituisce nulla. Resta il marchio, resta la vita distrutta”.
“E allora la domanda è inevitabile: è davvero questo il sistema che volete difendere votando no? È davvero questa, per voi, la tutela dei diritti, anche delle donne?”.
“La separazione delle carriere non è un attacco alla magistratura, è una scelta di civiltà giuridica già adottata in tutte le principali democrazie occidentali – Francia, Germania, Spagna, Regno Unito, Stati Uniti – proprio per evitare che accusa e giudizio si confondano e per ridurre il rischio di errori”.
“Continuare a difendere l’attuale assetto significa difendere un modello che, nei fatti, trasforma troppo spesso il presunto innocente in un colpevole anticipato. Un’impostazione che affonda le sue radici in una visione del processo che non può più essere accettata”.
“Se davvero vogliamo parlare di diritti, allora partiamo da qui: da chi innocente ha già pagato tutto. Perché uno Stato giusto non si misura da come difende le sue regole, ma da come evita di distruggere la vita di chi non ha colpe”.
