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ASUIT – AZIENDA SANITARIA UNIVERSITARIA INTEGRATA TRENTINO * SANITA’ : «NUOVI INTERVENTI MINI-INVASIVI PER LA VALVOLA AORTICA»

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14.55 - giovedì 30 aprile 2026

(Il testo seguente è tratto integralmente dalla nota stampa inviata all’Agenzia Opinione) –
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Un accesso chirurgico di pochi centimetri, tecnologie di ultima generazione e un ritorno più rapido alla vita quotidiana. Alla cardiochirurgia dell’ospedale Santa Chiara di Trento si apre una nuova fase nel trattamento delle valvulopatie aortiche, con l’introduzione di interventi mini-invasivi che permettono di sostituire o riparare la valvola aortica senza ricorrere alla tradizionale apertura dello sterno. Dopo aver consolidato la chirurgia mini-invasiva della valvola mitrale, l’équipe dell’Unità operativa di cardiochirurgia guidata da Francesco Onorati ha esteso questo approccio anche alle patologie della valvola aortica. Sono già stati operati con successo e dimessi in soli 4-5 giorni i primi tre pazienti.

Le patologie della valvola aortica, come la stenosi o l’insufficienza severa, rappresentano una delle cause più frequenti di scompenso cardiaco e possono compromettere in modo significativo la qualità e l’aspettativa di vita, non solo nelle persone anziane ma anche in pazienti più giovani. In molti casi, soprattutto nei soggetti sotto i 75 anni o a basso rischio chirurgico, l’intervento cardiochirurgico resta la soluzione più efficace e duratura nel tempo.

La vera novità degli interventi realizzati al Santa Chiara è rappresentata dall’accesso chirurgico: al posto dell’apertura tradizionale dello sterno, l’intervento viene eseguito attraverso una mini-toracotomia, cioè un piccolo accesso laterale al torace di circa 4-5 centimetri. Questo permette di raggiungere il cuore senza coinvolgere l’osso sternale, riducendo così il trauma operatorio e il rischio di complicanze post-chirurgiche.

“Attraverso un piccolo taglio sulla parete laterale toracica è adesso possibile sostituire la valvola aortica con protesi meccaniche e biologiche, ma anche riparare le valvole aortiche, o allargare chirurgicamente lo scheletro della valvola quando congenitamente piccolo”, afferma il professor Francesco Onorati. “Soprattutto, al di là di un vantaggio estetico, che comunque non va sottovalutato soprattutto nei giovani (a volte queste malattie colpiscono anche pazienti di 30 o 40 anni), questa tecnica consente di ridurre significativamente il trauma chirurgico, il rischio trasfusionale, il dolore postoperatorio, e di favore le capacità di ripresa globali del paziente, consentendo un più rapido ritorno alla vita piena e attiva, e – perché no – riducendo anche i costi ospedalieri legati alla degenza”, continua Onorati.

Un ulteriore elemento di innovazione riguarda l’impiego di protesi valvolari di ultima generazione, comprese le cosiddette valvole sutureless e rapid deployment, che consentono di ridurre i tempi dell’intervento e di limitare il periodo in cui il cuore viene temporaneamente fermato. Queste tecnologie permettono inoltre di migliorare il flusso sanguigno e favorire una maggiore durata della protesi nel tempo.

Il risultato di questi innovativi interventi è frutto di una collaborazione multidisciplinare che ha coinvolto le équipe di Cardiochirurgia, Cardiologia, Rianimazione cardio vascolare, personale infermieristico, strumentisti di sala operatoria, tecnici perfusionisti, fisioterapisti: professionalità diverse che hanno collaborato per accompagnare il paziente in ogni fase del percorso, dall’intervento al recupero. Un lavoro di squadra che ha consentito di offrire ai pazienti trentini trattamenti altamente specialistici senza la necessità di rivolgersi a strutture fuori provincia.

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