(Il testo seguente è tratto integralmente dalla nota stampa inviata all’Agenzia Opinione) –
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Lavori HDE nell’area del Limarò: “Servono garanzie su ambiente, biodiversità e coerenza con il Parco Fluviale”. Le consigliere provinciali Michela Calzà (PD del Trentino), Paola Demagri (Movimento Casa Autonomia.eu) e Lucia Coppola (Alleanza Verdi e Sinistra) hanno depositato un’interrogazione per fare luce sugli interventi programmati da Hydro Dolomiti Energia nell’area del Limarò, nell’ambito del progetto di recupero e conservazione del volume di invaso della diga di Ponte Pià, attualmente sottoposto a Valutazione di Impatto Ambientale.
Il progetto prevede la rimozione di circa 350.000 mc di sedimenti dal letto del fiume con il riposizionamento di gran parte del materiale all’interno dell’area stessa, oltre a interventi di riqualificazione delle sponde che comporterebbero il taglio di circa 12 ettari di superficie boscata. Un intervento che solleva preoccupazioni rilevanti per la possibile perdita di habitat naturali, inclusi quelli prioritari riconosciuti dalla normativa europea.
L’area interessata comprende la forra del Limarò, un contesto di elevato pregio ambientale e naturalistico, caratterizzato da un basso livello di antropizzazione e inserito nel sistema del Parco Fluviale della Sarca, un corridoio ecologico strategico che connette il Lago di Garda al Parco Naturale Adamello-Brenta e che ha tra i suoi obiettivi la tutela della biodiversità, la riqualificazione fluviale e la promozione di un turismo sostenibile.
Sono inoltre interventi a fini turistici tra cui un percorso pedonale, una pista ciclabile, un parcheggio e un punto di ristoro, che potrebbero aumentare significativamente la pressione antropica in un’area fragile, con il rischio di superare la capacità di carico ambientale.
L’interrogazione richiama inoltre gli indirizzi contenuti nel Piano di Tutela delle Acque provinciale 2022-2027, che promuove il ripristino della continuità ecologica dei corsi d’acqua, la riqualificazione morfologica dei fiumi e la tutela degli ecosistemi fluviali. In questo quadro, le consigliere sollevano dubbi anche sulla gestione dei sedimenti: “A fronte di un accumulo annuo stimato tra i 15.000 e i 20.000 metri cubi, il progetto prevede la reimmissione a valle di soli 1.000 metri cubi, una quantità potenzialmente insufficiente per ristabilire la naturale dinamica fluviale”.
Nell’interrogazione vengono poste le seguenti richieste alla Giunta provinciale:
come si intenda garantire il rispetto degli obiettivi ambientali previsti dalla pianificazione provinciale;
se il progetto sia stato condiviso con il Parco Fluviale della Sarca e con le comunità locali;
la coerenza degli interventi turistici con le finalità del Parco;
la valutazione di alternative progettuali orientate alla rinaturalizzazione dell’area;
l’eventuale presenza e stato di conservazione degli habitat prioritari interessati;
la revisione delle modalità di gestione e destinazione dei sedimenti;
l’estensione del monitoraggio ambientale anche agli effetti a valle della diga.
“E’ bene aprire un confronto approfondito su un intervento rilevante per fare in modo che le scelte future siano pienamente coerenti con la tutela dell’ambiente, la salvaguardia della biodiversità e uno sviluppo realmente sostenibile del territorio” – concludono le consigliere.
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