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COORDINAMENTO TUTELA AMBIENTE ALTO GARDA E LEDRO * CASA DELLA TROTA / CICLOVIA – RIVA: «TUTTO A POSTO? SÌ, NO, FORSE…»

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21.38 - mercoledì 22 luglio 2026

(Il testo seguente è tratto integralmente dalla nota stampa inviata all’Agenzia Opinione) –
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Ciclovia e ACQUISTO CASA DELLA TROTA. TUTTO A POSTO? Sì, no, forse…

Con la delibera n. 1021 del 10 luglio 2026 si chiude apparentemente una lunga vicenda che si trascinava da quasi 10 anni: la trattativa tra la proprietà (la società Ponale Srl) della Casa della Trota (ovvero ex Albergo al Ponale) e la Provincia.

Il braccio di ferro è iniziato appunto nel 2017 dopo che la proprietà, abbandonato un primo progetto (2010) di ristrutturazione lasciando andare in degrado la struttura, vedeva profilarsi interesse dell’ente pubblico sull’edificio. Tuttavia il compendio, che era annoverato dal 2015 tra gli ecomostri da abbattere, improvvisamente esce da quell’elenco provinciale, e, ripresentato il progetto nel 2018, ottiene il permesso a costruire nel luglio 2023 da parte del Comune di Ledro. Se si fosse trattato di espropriare per abbattere un ecomostro, di procedere all’esproprio del rudere privo di permesso avrebbe consentito di restituire alla comunità un paesaggio nel suo pieno splendore. E la spesa sarebbe stata ampiamente giustificata.

Una riflessione ancora sul permesso a costruire rilasciato: a nostro avviso il progetto è pieno di criticità, visto che le prescrizioni del Servizio Gestione Strade sono talmente complesse che lo rendono difficilmente attuabile (per esempio un unico accesso della larghezza minima di 16,60 metri con allargamento della gardesana).

Torniamo alla delibera provinciale. La vicenda, ribadiamo, si chiude solo apparentemente, perché a noi le cose non sembrano così chiare e lineari come vorrebbe far credere la PAT, e cioè: acquisita la proprietà della p.ed. 122 (l’edificio) e della p.f. 905/4 (la circostante porzione di territorio e lago), la ciclovia è prevista prima su di un ponte di attraversamento del torrente, poi su parte del parcheggio, poi entra in una galleria naturale di nuova realizzazione e poi… poi non si sa più, però, perché uscendo dal Comune di Ledro ed entrando in quello di Riva (e qui sta un’ulteriore grave criticità) le cose potrebbero essere più complicate. Sulle falesie di Riva la passerella a sbalzo non dovrà essere consentita, esattamente con lo stesso criterio col quale sono state eliminate le strutture a sbalzo nel tratto più a sud, dal confine alla galleria Titani, sulle tre gallerie storiche.

Il secondo dubbio che ci viene in mente è come mai la PAT acquisisca solo le due particelle sopra indicate, mentre lasci alla proprietà tutto il resto dell’approdo e della valletta concedendo anche dei diritti di parcheggio, passo e ripasso.

Questa soluzione forse permetterebbe un domani la privatizzazione dell’approdo, della vista della cascata e dell’accesso alla valle, tagliando fuori di fatto tutti i visitatori che dal lago si avvicinano alla foce del Ponale?

Sottolineiamo anche che la forra, la valletta e l’antica strada mulattiera sono ‘beni ambientali’ della PAT, cioè invarianti del Piano Urbanistico Provinciale. Che fine faranno?

E a proposito di costi: come già visto non sono realisticamente prevedibili. Gli imprevisti lavorando su una roccia ammalorata si presentano sempre… e non sono imprevisti.
Se, nel costruire le 3 gallerie artificiali del lotto 1 da Riva allo Sperone dove c’era il vecchio sedime dismesso della gardesana, si sono verificati 3 dissesti geologici col connessa lievitazione dei costi, i milioni si conteranno solo alla fine.

Ricordiamo che il luogo è in zona ‘P4’ a massimo rischio idrogeologico, dove è vietata qualsiasi edificazione che comporti un incremento del carico insediativo… Immaginiamo l’afflusso di persone che vorranno visitare, percorrere, ammirare e fotografare?
A proposito, in zona P4 si possono costruire – in deroga – opere che non siano ‘delocalizzabili’, cioè non abbiamo alcuna altra alternativa di localizzazione. Ma allora, perché la Lombardia non costruisce più il tratto Gargnano-Limone e delocalizza la sua ciclovia sui battelli? La Lombardia può e noi no?

E comunque, visto che i lavori sono molto, molto arretrati e dureranno ancora parecchi anni, l’opera sarà certamente a carico in larga misura della prossima giunta provinciale, che si troverà a dover gestire un progetto costosissimo, che distoglie risorse da ben altre priorità e che inoltre rappresenterà per sempre un’insostenibile offesa alla bellezza della sponda occidentale del Garda trentino, la cui responsabilità è totalmente imputabile all’attuale amministrazione provinciale.

 

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Coordinamento Tutela Ambiente Alto Garda e Ledro

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