(Il testo seguente è tratto integralmente dalla nota stampa inviata all’Agenzia Opinione) –
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Perché il 25 aprile 1945 è celebrato come data simbolica della liberazione, rispetto alla vera data, cioè il 29 aprile 1945? Il motivo lo spiega René Guénon, l’esoterismo di Dante: «L’esoterismo autentico deve porsi al di là delle opposizioni che si affermano nei movimenti esteriori che agitano il mondo profano, e, se tali movimenti sono a volta suscitati o diretti in modo invisibile da potenti organizzazioni iniziatiche, si può dire che queste ultime li governano senza mescolarvisi, così da esercitare in egual modo la loro influenza su ciascuna delle parti avverse».
Si racconta con grande enfasi dei padri costituenti della repubblica italiana (repubblica nata da broglio referendario https://emiliogiuliana.com/2-uncategorised/66-meglio-la-monarchia-o-la-repubblica.html),ovvero marionette ai quali è stata consegnata dagli anglo americani la “costituzione”, ma nessuno ricorda, si omette di palesare chi furono i padri della repubblica, Lucky Luciano, Vito genovese, Vizzini, Bernardo… più 850 picciotti dell’onorata società.
(PSYOPS di Solange Manfredi (una Compagna)
In quegli anni al Ministero della marina mercantile e del commercio estero, dicasteri fondamentali per la concessione di licenze di import-export, ci sono: prima Salvatore Aldisio, protettore degli affari di Genco Russo e di altri capo bastione; poi Bernardo Mattarella, che considera la mafia: «… un ’onorata società, espressione di alcuni aspetti del carattere dei siciliani» e che, nel 1945, aveva benedetto in un articolo sul quotidiano II Popolo, l’ingresso nella DC dei villabesi del capomafia don Calogero Vizzini. Pag.148
Nara, rg.226, s. 108, b. 149, f. jp-875, nota dell’OSS del 09 agosto 1944: «17 sottosegretario Mattarella è un esponente della Dc siciliana. È un avvocato ma non possiede una formazione culturale eccezionale. Con ogni probabilità, egli diventerà un docile strumento nelle mani del Vaticano per la redazione di un programma educativo sotto il vigile controllo ecclesiastico». Pag.148
Cfr. Nara, rg. 226, s. 108, b. 147, f. jp-600 del 27 aprile 1944, Attività politiche ed economiche della vecchia mafia: «…il cavalier Calogero Vìzzini, ricco proprietario agricolo e uno dei più influenti leader della mafia siciliana…». Pag.148
Commissione parlamentare d’inchiesta sul fenomeno della mafia in Sicilia, Relazione conclusiva dell’On L. Carraro, 4 febbraio 1976, VI legislatura, doc. XXIII, n. 2, Roma 1976, pp. 214-37. Secondo la relazione Vito Ciancimino inizia la sua carriera lavorando a Roma nella segreteria particolare di Bernardo Mattarella. Nel 1950 ottiene dalle ferrovie dello Stato la concessione per il trasporto in città dei loro carri a mezzo di carrelli stradali. Le altre ditte partecipanti al bando vengono escluse con motivazioni risibili, mentre Ciancimino può vantare ben due rapporti, uno dei Carabinieri ed uno della Questura, che, in un eccesso di zelo, al fine di attestarne «l’idoneità ad assumere la gestione servizio» gli attribuiscono anche una inesistente laurea. Per i Carabinieri Ciancimino è laureato in legge, è sposato, ogni domenica si reca in chiesa, proviene da una famiglia di sani principi, dispone di capitali propri, provenienti dall’attività forense brillantemente iniziata, che ha investito diventando socio di una officina all’avanguardia per trasporto carrelli, ecc. In realtà Ciancimino non è laureato, non ha ancora sposato la donna con cui convive, non va a messa, non si è accostato ai sacramenti, non esercita l’attività forense, né è socio di alcuna officina. Per la Questura, invece, Don Vito è laureato in ingegneria. Pag.149).
Ma la neo Repubblica dei“padri della repubblica” ha lasciato ai padri costituenti razziare il patrimonio economico del governo della Repubblica Sociale Italiana, a tal proposito ha scritto Roberto Festorazzi nel 1996:
«Parlare oggi con onestà dell’oro di Dongo significa ammettere il peccato d’origine della repubblica fondata sui partiti (e sulle tangenti). La vicenda appare oggi come una sorta di tara storica del sistema democratico uscito dalla resistenza. Un’eredità pesante, quella dell’Erario di Salò, che i partiti del Cln (democristiani, socialisti, comunisti, liberali, azionisti) hanno cercato di scaricarsi addosso a vicenda. Tuttavia, ciò non ha impedito alla gente comune di pensare che le istituzioni repubblicane siano nate su un furto, visto che il destinatario primo dei valori sequestrati dai partigiani rossi non fu lo Stato, ma un partito: il Pei. Tornare a disseppellire il “caso” dell’oro di Dongo, non significa fare opera di archeologia: si tratta invece di risalire alle cause remote della degenerazione del costume pubblico, che le cronache di Tangentopoli hanno descritto con grande efficacia». (I veleni di Dongo, pag.8)
sempre Roberto Festorazzi nel 1996, Tesoro fuso ed incamerato occultamente dal Pci con operazioni di investimenti immobiliari a Milano, Roma e nel resto d’Italia ed ammontante ad una cifra oscillante tra i 600 ed i 200 miliardi di lire attuali. Nel capoluogo lombardo vengono comprati dal Pci appartamenti e villette, ma l’affare più ghiotto è l’acquisto di un intero edificio nel centro di Milano, in via San Pietro all’Orto, traversa di corso Vittorio Emanuele in una zona che si presta a forti speculazioni edilizie.
Chi festeggia il 25 aprile non ricorda o non sa che i bombardamenti anglo americani cagionarono la morte di migliaia di italiani, emblematici i bombardamenti di Foggia 24 mila morti, Napoli 25 mila;
le marocchinate:
“Dopo le prime riunioni in Ciociaria tenute con poche vittime e le segnalazioni che le arrivavano, Maria Maddalena Rossi (comunista) era convinta fosse venuto il momento di aprire un brente pubblico e ufficiale per il riconoscimento dei risarcimenti alle migliaia di donne violentate dai militari coloniali francesi nel maggio di otto anni prima.
La seduta parlamentare sulle violenze in provincia di Frosinone fu inserita tra mille imbarazzi all’ordine del giorno. Ci vollero sollecitazioni, insistenze, per poterne discutere. Alla fine, si arrivò alla seduta notturna del 7 aprile 1952 alle 21. A dirigere i lavori c’era il vicepresidente socialista Ferdinando Targetti. L’interpellanza portava una lunga intestazione che occupava ben venti righe del verbale parlamentare. In sostanza, si chiedeva ragione del ritardo a soddisfare le 60.000 pratiche di pensione e indennizzo presentate dalle donne «che subirono violenza dalle truppe marocchine della V armata» e si sollecitava- no notizie sulle intenzioni del governo a favore della popolazione della Ciociaria.
Nessuno dei parlamentari che appoggiavano il governo Degasperi mise la sua firma su quel documento. A presentare l’interpellanza con Maria Maddalena Rossi, c’erano invece i comunisti Aldo Natoli e Gina Borelli, l’ex partigiana che aveva chiamato «assassino» Degasperi; i socialdemocratici Ezio Vigorelli e Italo Cornia, oltre al socialista Nicola Pernotti. Sei parlamentari, tutti dell’opposizione. (Controstoria della liberazione di Gigi Di Fiore).
Gli infoibati, ritenuta pulizia etnica addirittura da Sergio Mattarella (https://www.quirinale.it/it/comunicato/dichiarazione-presidente-mattarella-occasione-giorno-ricordo-2).
Alcune parole sui tanto eroici osannati partigiani:
Giorgio Bocca, che partigiano fu, nel 1966 con la sua “Storia dell’Italia partigiana, si mise a contare i numeri veri della Resistenza: nel settembre del 43 i partigiani erano in tutto 1.500, a novembre divennero 3.800; il 30 aprile 44 salgono a 12.600, a fine anno – la stima ufficiale è di Ferruccio Parri, per conto del Comitato di liberazione nazionale alta Italia (Clnai) – raggiungono i 50.000 combattenti. Lo stesso Bocca conta poi 80.000 uomini ai primi di marzo del 45. Il dato interessante è che, stando a queste stime, appena 1 partigiano su 23 ha combattuto per almeno un anno; 5 su 6 hanno preso le armi negli ultimi 4 mesi; quasi 4 su 5 negli ultimi due mesi; e addirittura 1 su 2 negli ultimi 10 giorni. Insomma, la tesi secondo cui in Italia nel 45 ci fu una gran massa di eroi è un falso storico clamoroso. È evidente che una simile forza non sarebbe stata in grado di contrastare l’esercito tedesco e nemmeno quello repubblicano, né non ci fosse stato il massiccio intervento anglo-americano. Gli americani, da soli, lasciarono sul terreno oltre 90.000 soldati. I partigiani morti in combattimento furono circa 6.000. Ad oltre 80 di distanza dai fatti, hanno ancora il coraggio di millantare un credito mai maturato, sostenendo di aver liberato il Paese dagli occupanti. Rispetto per chi pagò con la vita il prezzo delle sue scelte (per tutti, vero?), ma disprezzo per gli italioti che si accodarono senza fatica al carro del vincitore. La qualifica -bonaria- ( le altre le lascio a voi) per questi partigiani dell’ultima ora è e resta quella di “rubagalline”.
….ma il cielo è sempre più blu!
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Emilio Giuliana Futuro Nazionale comitato 214 Trento
