Sempre in attesa i dipendenti delle RSA trentine del riconoscimento del “premio Covid” che doveva essere attribuito a tutti gli operatori del settore socio-sanitario-assistenziale che hanno operato a stretto contatto con i contagiati dal virus durante la pandemia.

Le modalità di attribuzione del riconoscimento economico sono passate da una delibera di Giunta provinciale, che non ha coinvolto le Organizzazioni sindacali, e, ad oggi, ancora non vi è ancora traccia dei compensi.

Apprendiamo inoltre dalle notizie di stampa (giornale L’Adige di martedì 7 luglio) che sono destinati a questo personale € 1,6 mln: un terzo in confronto alle risorse già erogate ai colleghi di APSS (€ 5,00 mln già attribuiti al personale).

A questo si aggiunge l’impossibilità degli operatori delle RSA pubbliche a transitare in mobilità verso APSS, a differenza di qualsiasi altro OSS o Infermiere che opera nelle strutture ospedaliere del resto d’Italia. I nostri operatori delle APSP non sono considerati “degni” di lavorare negli ospedali trentini se non dopo aver partecipato all’ennesimo concorso pubblico: in Trentino quindi non è sufficiente aver già partecipato, e vinto, un concorso presso un Ente pubblico che opera nel settore sanitario, si deve dimostrare di essere sufficientemente preparato per il lavoro ospedaliero!

La UIL FPL EELL inoltre ha chiesto più volte di chiarire le tempistiche di effettuazione dei tamponi per gli operatori delle RSA che rientrano dalle ferie: la situazione paradossale è che, dopo un’assenza di 2 settimane dal posto di lavoro, tutti gli operatori devono essere sottoposti a tampone naso-faringeo al fine di accertare la sua negatività e, ad oggi, nessuno sa come giustificare le giornate tra l’effettuazione del tampone ed il suo esito.

Chiediamo dignità per tutti gli operatori delle RSA!