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ROSATELLUM BIS: OPENPOLIS, IL PROBLEMA DEL PRIMO FIRMATARIO NEI TESTI UNIFICATI

(Fonte: Openpolis) – Il problema del primo firmatario nei testi unificati. Ogni disegno di legge ha un primo firmatario, che in teoria è l’autore della proposta presentata in parlamento. Tuttavia nei testi unificati possono crearsi situazioni paradossali.

Come per il rosatellum bis, che per prassi è stato assegnato a Danilo Toninelli, deputato del M5s e contrario alla proposta.

Stabilire il primo firmatario di un disegno di legge è molto importante per i processi parlamentari. Non solo perché permette di assegnare l’onere e l’onore di aver scritto una proposta normativa, ma anche perché così è possibile monitorare le dinamiche legislative.

L’iniziativa legislativa può partire da diversi attori: Cnel, cittadini, regioni, governo e parlamento. Sapere chi ha depositato una proposta permette di capire qual è l’istituzione che ne è responsabile, e nel caso dell’iniziativa parlamentare, permette di assegnare a un determinato parlamentare (e quindi al rispettivo gruppo politico) la genitorialità dell’atto.

Si tratta di sistema fondamentale per una sana accountability dei processi politici e per la comprensione di alcuni aspetti della produzione legislativa del parlamento.

In teoria l’individuazione del primo firmatario è una dinamica semplice e lineare, tuttavia possono esserci delle complicazioni, specie per i testi unificati.

Secondo l’articolo 77 del regolamento della camera, quando in commissione si trovano all’ordine del giorno contemporaneamente progetti di legge identici o vertenti su materia identica, l’esame deve essere abbinato.

In seguito si può procedere alla scelta di un testo base, e quindi all’approvazione di un testo unificato. Lo scopo è quello di snellire i lavori dell’aula, quando in discussione vi sono proposte simili e che comunque vanno nella stessa direzione.

È il caso per esempio della nuova legge elettorale che, come avevamo analizzato a fine settembre, sembra destinata a completare il suo iter parlamentare.

Il cosiddetto rosatellum bis ha infatti ricevuto il via libera di Montecitorio ed è ora in discussione al senato. Il testo porta il nome del capogruppo Pd alla camera Ettore Rosato, ma è l’unione di numerosi disegni di legge presentati durante la legislatura per la riforma della legge elettorale. Per l’esattezza si tratta di 30 proposte depositate a Montecitorio, tra cui, in realtà, non ne figura neanche una a firma di Ettore Rosato.

A parte questo, il problema è che per come funzionano i testi unificati il primo firmatario del rosatellum bis risulta essere Danilo Toninelli (M5s), nonostante il Movimento 5 stelle sia apertamente contro la nuova legge elettorale, come dichiarato varie volte e come si è visto nelle numerosi votazioni alla camera.

Per prassi infatti si assegna l’iniziativa di un testo unificato al parlamentare o all’istituzione che ha depositato la prima delle proposte che vengono unificate, in questo caso proprio il deputato del Movimento 5 stelle. Una pratica che può avere una sua logica, ma che in alcuni casi crea degli ovvi problemi di chiarezza informativa.

La stessa situazione si è verificata con l’italicum, la legge elettorale approvata sotto il governo Renzi, dichiarata poi parzialmente incostituzionale dalla consulta. Anche in quell’occasione nella discussione alla camera il testo fu approvato unificando diversi disegni di legge che miravano a riformare il sistema di elezione di deputati e senatori.

Per ordine cronologico, la prima fu una proposta di iniziativa popolare e quindi, formalmente, l’italicum è classificata come una legge di iniziativa popolare. Un’informazione sbagliata perché il provvedimento fu voluto e scritto dal governo Renzi, e poco aveva a che fare con la proposta di iniziativa popolare originaria.

Le due leggi elettorali sono casi limite di un problema evidente. E come se non bastasse ulteriori variabili possono complicare la comprensione dei testi unificati. Ad esempio, quando una proposta di iniziativa parlamentare viene completamente riscritta da un emendamento del governo, forse sarebbe preferibile che il governo si intestasse la paternità dell’atto stesso.

Insomma è chiaro che il problema è reale, specie per leggi che hanno un peso politico così elevato. Le istituzioni dovrebbero aiutare i cittadini a comprendere meglio le dinamiche legislative del parlamento, invece che contribuire alla confusione in una fase politica già molto complicata.

Auspicando che questa consuetudine cambi quanto prima, invitiamo i parlamentari che vengono indicati come primi firmatari di leggi che in verità non hanno promosso, di chiedere che la loro firma venga ritirata.

 

 

 

 

 

Foto: da comunicato stampa