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REFERENDUM: FUGATTI, IL TRENTINO MODELLO DI RIFERIMENTO PER VENETO E LOMBARDIA

(Intervento di Maurizio Fugatti) -Domenica 22 ottobre i cittadini di Veneto e Lombardia si recheranno alle urne per lo svolgimento di un referendum consultivo che chiede al governo centrale maggiori livelli di autonomia, come previsto dall’articolo 116, comma 3, della Costituzione.

Si tratta della applicazione del cosiddetto meccanismo del “regionalismo differenziato”, il quale permette alle regioni a statuto ordinario, virtuose e in regola con i propri conti, di ottenere maggiori livelli di autogoverno.

È la prima volta nella storia del nostro Paese che si tiene un referendum di questa natura.

Sotto l’aspetto tecnico la applicazione dell’articolo 116 non prevede necessariamente lo svolgimento di un referendum,essendo sufficiente anche una semplice richiesta, come fatto in passato da varie regioni, che però non ha portato ad ottenere alcun risultato.

Lombardia, Veneto e Piemonte infatti, negli anni scorsi e in momenti diversi, hanno presentato richiesta in proposito , ognuna delle quali inevitabilmente declinata dai vari governi a Roma.

In questa fase i Governatori Zaia e Maroni hanno invece ritenuto come una simile iniziativa, se sostenuta da milioni di Veneti e Lombardi, possa avere ben altro esito, rispetto alle richieste del passato prive di un chiaro mandato popolare alle spalle.

Non possiamo dire oggi quale sarà il risultato delle urne di domenica, ma se si verificherà una vittoria significativa del SI, anche con una buona affluenza, sarebbe certamente un ottimo risultato non solo per Veneto e Lombardia, ma anche per il Trentino e il Sudtirolo.

In queste settimane ho avuto occasione di partecipare a diversi momenti di dibattito sul referendum,sia in Veneto sia in Lombardia, e ho potuto riscontrare come la nostra Autonomia sia realmente considerata come un modello di riferimento, cui aspirano legittimamenteanche gli stessi Veneti e Lombardi.

Sta venendo meno la visione del passato che vedeva un Trentino e Sudtirolo “privilegiati”: territori che godevano di un modello di autonomia non apprezzato dalle regioni vicine e fortemente invidiato, per non dire osteggiato.

Quello che sta invece succedendo è che, di fronte allo scontro tra centralismo e regionalismo virtuoso, da sempre presente nell’ordinamento italiano, le nostre Autonomie oggi rappresentano un modello per tutti quei territori virtuosi che chiedono livelli più ampi di autogoverno, il mantenimento in loco di maggiori risorse e l’ottenimento di più ampie competenze.

Questo “regionalismo differenziato” potrà portare vantaggi anche al Trentino e al Sudtirolo, in quanto l’aumento del livello generale di autonomia delle regioni virtuose sarà di aiuto anche per le Province Autonome, in particolare nei confronti delle velleità centraliste che si dovessero manifestare a livello nazionale.

Dal 2008 infatti, con l’inizio della crisi economica, le richieste dei governi nazionali di sacrifici finanziari alle Regioni e Province virtuose, al fine di sostenere i malandati conti pubblici nazionali, sono aumentate sempre di più.

Il bilancio della Provincia Autonoma di Trento si è in questi anni ridotto di circa il 30%, e le tasse pagate dai Trentini che rimangono sul nostro territorio non sono più il 90%, come prevede lo Statuto di Autonomia, ma sono scese al 70%.

La stessa riforma costituzionale del Governo Renzi, fortunatamente bocciata non solo in Trentino, ma anche in tutta Italia, conteneva forti rischi per le Autonomie Speciali. Rischi per cui in Trentino è stata sonoramente bocciata dagli elettori, i quali hanno giustamente ritenuto fosse lesiva delle prerogative della nostra autonomia.

Da più parti, nel dibattito sulla riforma del nostro Statuto di Autonomia, sono stati espressi timori per possibili “rappresaglie” centraliste, all’atto della discussione della riforma all’interno delle aule parlamentari, da parte di quegli onorevoli e senatori palesemente contrari alle autonomie speciali.

Servirebbe quindi maggiore consapevolezza al di fuori dei nostri confini dell’importanza di modelli di autogoverno come il nostro: questo potrà avvenire anche grazie ai referendum di domenica prossima, se si verificherà una netta vittoria dei SÍ in Veneto e Lombardia.

Quando le altre regioni avranno maggiori spazi di autogoverno non solo ne trarranno vantaggi in primis esse stesse, ma ne trarremo vantaggi anche noi in quanto sarà più difficile per il centralismo romano ridurre le autonomie sia delle Regioni a Statuto Speciale, sia di quelle a Statuto Ordinario.

A tale proposito è significativa l’approvazione nei giorni scorsi da parte del Consiglio Provinciale di Trento della nostra mozione che sostiene come una maggiore autonomia per tutte le Regioni ordinarie virtuose significhi anche una maggiore tutela nei confronti della nostra Autonomia Speciale.

 

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Cons. Maurizio Fugatti
Lega Nord Trentino
Componente Commissione Riforma Statuto