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MAESTRI (CONSIGLIO PAT-GRUPPO PD) * SISTEMA ELETTORALE TRENTINO: “IL MAGGIORITARIO, PUR CON LIMITI OGGETTIVI, GARANTISCE IL GOVERNO DELL’AUTONOMIA SPECIALE”

Scritto da
13.12 - lunedì 8 settembre 2025

Gentile direttore Franceschi,

allego quanto oggi pubblicato sul quotidiano l’Adige, anche per consentire la visione ai lettori di Opinione.

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Davanti al dibattito sull’opportunità di una radicale riforma del sistema
elettorale provinciale , che distrae il governo della provincia dalla cura delle
vere emergenze (sanità, lavoro, casa, welfare), vale forse la pena fermarsi a
riflettere.

Una premessa pare, però, d’obbligo. A chi scrive sembra che il dibattito sia
inficiato, in maniera incontrovertibile, da una sorta di rincorsa alle “regole
elettorali più convenienti, per garantire i destini di una persona e di un
maggioranza.

Lo certifica, con una certa serenità, una recente intervista dell’Assessore Spinelli, addirittura entusiasta, oggi, (non già ieri) del possibile ricorso al proporzionale, mostrando un certo dato di incoerenza.

Appare chiaro, infatti che se non ci fosse stato il limite dei due mandati per
il presidente della Provincia di Trento, questo tema non si sarebbe posto dentro una
maggioranza di centrodestra che, a parte qualche “vox in deserto”, da
sempre si dichiara aliena da considerazioni di tipo proporzionalista.

Per entrare nel terreno del più costruttivo confronto fra i due sistemi
elettorali in esame, maggioritario o proporzionale, va anzitutto chiarito
come la differenza fondamentale risieda da un lato nel potere di scelta che
un sistema o l’altro assegna agli elettori sul “da chi” gli stessi vogliano
essere rappresentati, dall’altro nel diverso meccanismo previsto dai due
sistemi nella distribuzione dei seggi.

Il sistema maggioritario consente agli elettori di conoscere, prima del voto,
articolazioni del programma, coalizioni che lo esprimono, candidato/a
presidente che, eventualmente lo interpreterà. Ogni elettore/elettrice con il
suo voto “decide” chi governerà il territorio e per fare cosa.

Il sistema maggioritario, infatti, si regge sul principio per il quale il più
votato viene eletto e con esso vince la coalizione di forze politiche che
ottiene maggiori consensi, assicurando così una solidità alla maggioranza
che garantisce stabilità al governo anche in virtù del prevalere delle ragioni
unitarie sulle differenze ideologiche.

Il sistema proporzionale che “pesa” il voto ottenuto dai singoli partiti, affida
agli stessi il compito di definire accordi di governo (sia sul programma che
sulla figura apicale del/la presidente) ad elezioni avvenute, spogliando, di
fatto il “potere di scelta del cittadino” su chi governerà il territorio e per
fare cosa.

In estrema sintesi quindi, il maggioritario garantisce solida governabilità e
funzione leaderistica al presidente direttamente eletto, mentre il
proporzionale da sì voce alla rappresentatività, esponendo però la
governabilità a maggiori instabilità e mettendo il presidente in una
condizione di quasi “subalternità” alle forze politiche.

Nella logica del sistema proporzionale spicca un fenomeno che incide
negativamente sulla democrazia in quanto tale, ovvero la fragilità delle
maggioranze e quindi la possibilità di tenerle in ostaggio di interessi
parziali. Come non ricordare, a questo proposito, l’infausto travaglio della
prima legislatura a guida autonomista e dei suoi ben tre cambi di
maggioranza in Aula?

Il sistema maggioritario invece, pur con limiti oggettivi, garantisce il governo dell’autonomia speciale, ponendolo al
riparo da ogni tentazione lobbistica e privilegiando quel principio
dell’alternanza che è fondamento irrinunciabile di ogni percorso
democratico.

Personalmente, mi esprimo in modo netto per il mantenimento del sistema maggioritario, ritenendo giusto mettere nelle
mani dei cittadini il potere di scelta di indirizzo di governo che gli stessi
esprimono con il loro voto, sostenendo coalizioni coese e capaci di
garantire successivamente stabilità.

Appartengo, peraltro, al Partito
Democratico del Trentino nato dentro la cultura maggioritaria e
coalizionale ed interprete, al suo interno, di una complessa sintesi di
culture politiche di assoluto rilievo, nelle loro diversità.

Un’ ultima considerazione su di un dibattito, del quale francamente non si
avverte alcuna urgenza. Cambiare le regole del gioco solo attraverso
forzature di maggioranza e non seguendo le più complesse e chiare vie del
dibattito politico e sociale ampio e articolato, è tipico, non solo dell’ansia
rispetto al logoramento individuale, ma soprattutto di una tensione
autoritaria che preoccupa proprio perché offre una inaccettabile immagine,
anziché di governo, di occupazione del potere e di intolleranza ad ogni
confronto.

*
Lucia Maestri
Consiglio Provincia autonoma Trento (Gruppo Pd)

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