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GIOVANI DEMOCRATICI DEL TRENTINO * TAGLIO DEI PARLAMENTARI: « CONSEGNATO AL SEGRETARIO NICOLA ZINGARETTI IL NOSTRO MANIFESTO PER IL ” NO ” AL REFERENDUM »

Il 20 e 21 settembre saremo tutte e tutti chiamati a votare al referendum sul taglio dei parlamentari e come Giovani Democratici del Trentino abbiamo deciso di schierarci per il NO. Non è stata una scelta semplice visto che per anni il Parlamento è stato nemico della nostra generazione, con un susseguirsi di scelte scellerate di cui ora affrontiamo con grande fatica le conseguenze insieme a lavoratrici, lavoratori e componenti più fragili della società.

Innumerevoli volte il Parlamento ci ha voltato le spalle, altrettante volte abbiamo visto la politica essere usata per raggiungere fini particolari con leggi ad personam e scene incommentabili, che non ci fanno onore come Paese e che hanno privato di credibilità le Istituzioni. Sappiamo quindi bene come la politica abbia deluso molte e molti a vantaggio di pochissimi ed è proprio da questa amara consapevolezza che nasce il nostro impegno: abbiamo deciso di fare la nostra parte per costruire una società in cui ognuno possa sentirsi a proprio agio per mezzo della politica, a partire dallo studio e dalla presenza sul territorio, indispensabili se si vogliono pensare soluzioni concrete che realmente rispondano alle necessità della popolazione. In quanto cittadini e militanti vorremmo certamente evitare di foraggiare con le nostre tasse una classe politica spesso parassitaria.

Tuttavia, cercando di andare oltre gli slogan della “lotta alla casta”, ci rendiamo conto che questa riforma ci farebbe risparmiare un misero caffè all’anno ciascuno. 60 milioni di euro possono sembrare tanti, ma per bilanci statali che ragionano di miliardi e miliardi (basti pensare all’entità del Recovery Fund) sono una parte davvero poco rilevante.

Qui viene alla luce una prima grande contraddizione: quella che viene spacciata per una riforma in grado di tagliare i costi non è assolutamente in grado di incidere sulle casse dello Stato né tantomeno di disincentivare l’opportunismo della classe politica in quanto gli stipendi restano immutati e incredibilmente alti se paragonati ad uno stipendio medio nel nostro Paese (circa 1550 euro netti al mese contro i circa 12.000 tra fisso e bonus vari dei Parlamentari).

Su questo referendum abbiamo sentito di tutto e sappiamo che, da ambo i lati, alcune prese di posizione “autorevoli” vengono non tanto da un profondo ragionamento politico ma piuttosto da una tatticistica valutazione del proprio tornaconto: c’è chi spera di raccattare consensi tra i delusi, chi di recuperare credibilità dopo averla persa, chi di avere meno persone da comprare e finanziare generosamente. In Italia ci sono innumerevoli proposte di legge mai discusse e che attualmente attendono invano l’apertura del dibattito politico, attraverso il Parlamento, perché non c’è tempo: alla luce di questo, vista la mole di lavoro, chi degli attuali parlamentari si sente inutile? Chi attualmente occupa una poltrona senza dare alcun contributo?

Cambiare il numero dei Parlamentari non servirà a migliorarne la qualità ma soltanto a restringere la cerchia e a polarizzarla, e quindi di conseguenza ridurrà la possibilità di partecipare attivamente a decisioni che influenzano incredibilmente le nostre vite. Come persone attive pensiamo che per cambiare realmente le cose e ottenere una classe politica che ci rappresenti degnamente dovremmo occuparci di selezionarla secondo attenti requisiti, coscienti dei nostri interessi e vigili sulle azioni del Parlamento, anche attraverso la partecipazione e il voto nei vari livelli amministrativi oltre che politici.

Un taglio casuale, che toglie posti e non persone non degne di ricoprire quell’incarico, non migliorerà la nostra classe dirigente. La renderà solo più debole, e quindi più controllabile da parte di chi già oggi insulta ed offende quotidianamente le nostre istituzioni. Il 20 e 21 settembre siamo chiamati a votare, facciamo le nostre scelte!