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CONSIGLIO PAT * PRIMA COMMISSIONE: « CONSULTAZIONI PER IL DDL DI MODIFICA LEGGE ELETTORALE PROVINCIALE, PROPOSTO IL RITORNO ALLE TRE PREFERENZE »

Lunga serie di consultazioni questo pomeriggio per la Prima Commissione permanente presieduta da Vanessa Masè, su due disegni di legge di modifica della legge elettorale provinciale, uno della stessa consigliera della Civica e l’altro di Ugo Rossi (Azione). Sulle proposte, che tra le altre modifiche prevedono di tornare alle tre preferenze, salvaguardando il rispetto dell’alternanza di genere, si sono espressi diversi soggetti. Si sono registrate osservazioni perlopiù critiche, che hanno visto nelle modifiche un arretramento rispetto alla legge vigente in termini di riequilibrio nella rappresentanza femminile nelle istituzioni. Non sono però mancate le posizioni a sostegno delle modifiche. Proponiamo qui di seguito una sintesi dei pareri espressi e del dibattito emerso.

 

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Commissione provinciale pari opportunità: preoccupazione e timore per le possibili ripercussioni della proposta
La Presidente della Commissione Paola Taufer ha ricordato come negli anni l’organismo da lei presieduto sia sempre stato vigile su questo argomento per contrastare il persistente squilibrio che vede le donne sotto rappresentate nei ruoli della politica. Taufer ha espresso preoccupazioni e perplessità per le possibili ripercussioni in questo senso della proposta di legge in discussione, della quale, ha detto, “scongiuriamo con decisione e fermezza l’approvazione”. Inevitabilmente il ripristino delle tre preferenze in luogo di due potrebbe a suo avviso promuovere un maggiore squilibrio nella presenza dei due generi nella politica. La Presidente ha infine rimarcato il timore che ove venga esercitata la tripla preferenza, venga espressa probabilmente a vantaggio di due candidati anziché di due candidate, diminuendo così le possibilità di elezione per le donne.

 

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La parola ai consiglieri
Con la mia proposta, non voglio assolutamente sminuire o indebolire la conquista del 2018, ha osservato Vanessa Masè: l’intento è quello di allargare la possibilità di esprimersi all’elettore, fermo restando che nella realtà si è visto che lo stesso non si avvale di questa opzione in pienezza, ovvero difficilmente esprime tre preferenze. A Bolzano, ha aggiunto, le preferenze che si possono esprimere sono addirittura quattro.

Carla Reale, componente della Cpo, ha replicato che i meccanismi sono molto complessi e il grosso del lavoro è di tipo culturale. Posto che il meccanismo c’è già ed è funzionante, sebbene non sia implementato al massimo, in assenza della sensibilità sociale necessaria, lavorano per rendere effettiva sul territorio la doppia preferenza di genere.

Paolo Zanella (Futura) ha detto di far fatica a capire il principio sostenuto da Masè, ovvero che le tre preferenze dovrebbero aiutare a far crescere la presenza delle candidate sul territorio. Masè ha replicato che nel 2018 si era creato un meccanismo di competizione interna molto forte all’interno delle liste perché la campagna elettorale non si poteva svolgere in tandem tra due donne: questo potrebbe essere superato con la terza preferenza di genere. Altro aspetto che si potrebbe superare con questa modifica, ci sono stati uomini forti che si sono elettoralmente accoppiati con donne più deboli. Alex Marini (5 Stelle) ha commentato che ci sono legislazioni molto più avanzate che permettono anche l’espressione di preferenze “negative” e ha posto la questione se questa opzione non si potrebbe applicare nel contesto del genere: scegliere due uomini, ad esempio, introducendo la terza preferenza “negativa” per un altro candidato.

Sara Ferrari (PD) ha riflettuto sul fatto se il passaggio da una doppia preferenza, che è un segnale di parità effettiva, alle tre preferenze, non ripristini in un certo senso il concetto di “quota”.
Certamente questa proposta diminuisce la possibilità delle donne di venire elette, ha commentato Taufer. Servirebbe un lavoro culturale e accanto a questo la doppia preferenza di genere come valore da conservare. Reale ha aggiunto che la comparazione suggerita da Marini va presa con le pinze perché parliamo di un contesto totalmente differente che traslato in quello italiano difficilmente funzionerebbe.

 

 

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Comitato Non ultimi: un passo indietro rispetto a un obiettivo di democrazia che è ancora distante
Per il Comitato Non ultimi sono intervenuti Roberto Sani, Laura Strada e Giulia Robol. Giulia Robol ha premesso che il Comitato ha a suo tempo costruito una mobilitazione dell’opinione pubblica su questo argomento particolarmente delicato e sentito. Non si tratta solo di un concetto di genere, ma di equa distribuzione di diritti e doveri nella rappresentazione della comunità e la doppia preferenza di genere reca un meccanismo elettorale molto utile nella rappresentazione di una società equa. La proposta in discussione è a nostro avviso un passo indietro rispetto ad un principio che sosteniamo con forza, un valore ed un simbolo da sostenere in modo assolutamente trasversale.

Laura Strada ha auspicato che l’espediente della doppia preferenza sia uno strumento legislativo transitorio. Tuttavia è uno strumento utile, che è stato introdotto pressoché in tutte le regioni e rispetto al quale non si comprende perché dovremmo distinguerci. Roberto Sani ha aggiunto: l’elettorato si dimentica spesso del ruolo delle donne e lo strumento legislativo della doppia preferenza è stato battaglia di democrazia: tornare indietro su questo è possibile, ma non adesso, perché l’obiettivo è ancora distante.

 

 

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Spiace dover difendere quanto conquistato in tanti anni di battaglie
Delia Valenti (Coordinamento donne onlus) si è detta dispiaciuta e stupita di doversi trovare a difendere quanto così faticosamente costruito in tanti anni di battaglie Una storia lunga, di grande impegno per contrastare la cultura patriarcale all’origine della violenza e della discriminazione di genere. Le norme che si vogliono modificare rientrano tra quelle che hanno l’obiettivo di promuovere parità di accesso delle donne alle cariche elettive e in questi termini è ovvio che l’obiettivo non sarebbe in alcun modo raggiunto. La rappresentanza è favorita anche nel Piano di resilienza nazionale e norme come questa potrebbero in un futuro non troppo lontano trovarsi in contrasto con quelle norme, ha aggiunto, suggerendo ai consiglieri di chiedersi se un proposta come questa sia davvero utile.

 

 

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Eliminare la discriminazione delle donne nelle istituzioni è un’attività non solo lecita, ma necessaria
Per Donne in rete Elena Biaggioni ha condiviso pienamente l’intervento di chi l’ha preceduta ed ha riferito che il Comitato Cedaw (Comitato sull’eliminazione delle discriminazioni contro le donne) sulla partecipazione nella vita pubblica delle donne in politica, suggerisce di prevedere leggi e misure temporanee per accelerare e garantire l’equa rappresentanza delle donne entro il 2030. Mi chiedo in questo senso se il Trentino voglia, al contrario della prassi che c’è sempre stata, fare dei passi indietro anziché avanti, ha detto. Perdipiù, dal momento che esiste la possibilità giuridica di introdurre proprio queste misure temporanee, ha aggiunto l’avvocatessa: se riconosciamo che il problema c’è ed è sotto gli occhi di tutti, eliminare questa forma di discriminazione è un’attività non solo lecita, ma necessaria.

 

 

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Un passo indietro non giustificato, che non ci meritiamo
Sighele Chiara per l’Osservatorio Cara città di Rovereto ha ribadito i punti centrali già ampiamente illustrati e da lei condivisi dai soggetti auditi: questi due ddl sono un passo indietro che non ci meritiamo e non giustificato dai numeri. Incentivare la partecipazione delle donne alla vita politica è un valore riconosciuto da molti e quelli introdotti con la legge non sono per nulla tecnicismi: la fatica che si chiede ai partiti con l’alternanza e la doppia preferenza secca è doverosa e utile.

 

 

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La parola ai consiglieri
Alex Marini ha posto l’attenzione sull’informazione elettorale rilevando l’importanza di produrre opuscoli informativi chiari e comprensibili sulle regole elettorali e i meccanismi per favorire una maggiore comprensione delle possibilità riconosciute all’elettore.

Mara Dalzocchio (Lega) ha sostenuto al proposta di Masè per l’opportunità offerta di aprire un dibattito sul concetto di democrazia. Il sistema della doppia preferenza non è a suo parere supportata da un percorso culturale compiuto, è piuttosto una forzatura che non favorisce la donna nell’avvicinarsi alla politica, ha aggiunto. Dal mio punto di vista, ha concluso, la terza preferenza amplia uno spazio di libertà per l’elettore.

Ugo Rossi (Azione) ha chiarito che non si torna alla situazione precedente, visto che il tema della rappresentanza di genere in precedenza non esisteva. Questo principio non viene abbandonato da entrambi i disegni di legge e di questo va tenuto conto, così come in questo contesto la parola discriminazione è azzardata e fuori luogo. L’espediente della doppia preferenza è introdotto per incentivare un obiettivo nobile, semmai la proposta potrebbe ridurre questo obiettivo. Tuttavia, ha chiesto, posto questo traguardo e supposto che la misura attualmente in vigore si dimostri non sufficiente al raggiungimento dei quell’obiettivo, quale misura potremmo immaginare per incentivare ulteriormente la parità di rappresentanza?Dal momento che l’obiettivo appare condiviso, Paolo Zanella ha chiesto se esistono studi che confermino che il passaggio dalla doppia alla tripla preferenza aumenti la rappresentanza di genere femminile.

Sara Ferrari ha ringraziato i soggetti ascoltati che non parlano a titolo personale, ma rappresentano un impegno specifico nella materia ed apportano alla discussione un contributo certo non casuale. Su questa premessa ha dunque chiesto se ad avviso dei soggetti le proposte di legge mitighino l’efficacia dello strumento attuale oppure se possano potenziarlo. Strada ha replicato a Dalzocchio che questo meccanismo è stato accolto in tutta Italia come un passo avanti verso la civiltà: l’indicazione della doppia preferenza di genere diverso è un input chiaro e di equità. Biaggioni ha replicato dicendo di aver apprezzato l’intervento del consigliere Rossi e l’obiettivo dichiarato di non limitare l’obiettivo fin qui conquistato fin qui.

 

 

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L’allargamento di preferenze a tre non costituisce violazione giuridica
Aldo Vitale del Centro studi Livatino ha distinto la dimensione politica da quella giuridica. Da quest’ultimo punto di vista la proposta non rappresenta criticità e va nel senso di una maggiore accentuazione del rilievo della rappresentatività. L’allargamento di preferenze a tre non costituisce dunque a suo avviso una violazione rispetto alle “categorie protette” rappresentando invece uno spazio ulteriore di libertà decisoria.

 

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La parola ai consiglieri

Paolo Zanella ha chiesto a Vitale se non ravvisa contrasti della proposta con la Costituzione agli articoli 117 e 51 Giorgio Tonini ha rilevato che è evidente che non ci sia alcun vizio di costituzionalità, peraltro non era questo il tema dell’audizione. Qui si tratta di promuovere la rappresentatività femminile nelle istituzioni e si riflette se passando dalla doppia alla terza preferenza si faccia una scelta per ridimensionare, seppure parzialmente, questa rappresentatività, a favore di una maggiore libertà dell’elettore. Chi propone ha l’onere di dimostrare che il sistema ne avrebbe un vantaggio oppure di spiegare quale sarebbe il vantaggio da un lato a fronte dello svantaggio dall’altro.
Vitale ha ribadito che non si ravvisa alcun contrasto delle proposte con la Costituzione. Ha poi aggiunto che quantità non va di pari passo con la qualità e che il vero equilibrio sarebbe bilanciare l’esigenza della parità di genere e nel contempo garantire la libertà dell’elettorato.

 

 

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Le nuove norme non favorirebbero l’incremento della rappresentanza femminile
Per l’Università degli studi di Milano il professore associato di sociologia dei fenomeni politici e giuridici Cristiano Vezzoni è partito dalla considerazione dei sistemi politici italiano e trentino, nei quali si evidenzia uno squilibrio a sfavore della componente femminile. Il principio dell’eguaglianza, ha aggiunto, è in questo contesto un principio fondamentale e dunque è vista come virtuosa la rappresentanza equa dei generi. Il parere espresso è basato sull’analisi degli esiti delle elezioni del 2018: dai numeri emergono alcune indicazioni rispetto agli obiettivi raggiunti dalla legge elettorale. Sulle 134.000 preferenze complessive, la percentuale alle donne è stata del 39%. Visto che il sistema politico è ancora di svantaggio, la situazione che potremmo aspettarci dall’introduzione delle terza preferenza sarebbe la diminuzione delle preferenze al genere femminile, con una più frequente scelta della combinazione donna-uomo-uomo. Rispetto agli effetti perequativi della proposta il cambiamento non favorirebbe l’incremento della rappresentanza femminile, quanto un aspetto regressivo. Il secondo punto: effetto sulla qualità democratica del processo elettorale, ovvero più ampio esercizio della libertà di scelta da parte dell’elettore. Dal dato empirico emerge che non è particolarmente diffuso tra gli elettori l’utilizzo delle preferenze e questo è indicativo della scarsa utilità di ampliare la possibilità di scelta. Da questo punto di vista si rileva che le forze che hanno ottenuto più voti fanno un minor uso delle preferenze. Non si osserva dunque una domanda specifica da parte degli elettori di esprimere un maggior numero di preferenze rispetto a quelle disponibili. In conclusione Vezzoni ha aggiunto che il risultato elettorale è sempre frutto dell’incontro delle scelte effettuate dai partiti con le scelte degli elettori. Non dobbiamo dimenticarci che il clima in cui operano le assemblee legislative è di diffusa disaffezione politica. Lo scopo poco chiaro della proposta può alimentare ulteriormente la sfiducia nei partiti e nei cittadini elettori che leggono nel processo politico il tentativo di fare i propri interessi piuttosto che quelli della comunità.

 

 

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La parola ai consiglieri
Vanessa Masè e Paolo Zanella hanno chiesto chiarimenti sui numeri e sulla valutazione di Vezzoni. Alex Marini ha posto alcune riflessioni sulla comunicazione e Vezzoni ha replicato che la comunicazione politica deve essere frutto di un progetto di ampio respiro e fatto a lungo termine, non a ridosso delle elezioni. Insieme alla comunicazione ha ribadito l’importanza di mantenere la barra rispetto a dei principi di mantenimento dell’esistente laddove ha funzionato. Sara Ferrari ha chiesto se potrebbe avere un senso commissionare un sondaggio fra i trentini per conoscere il numero di preferenze utilizzato. Vezzoni ha osservato che l’informazione è molto sofisticata e si ravvisa un problema di leva statistica.

 

 

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Auspichiamo che la riforma non vada in porto
Anna Simonati del Centro studi interdisciplinari di genere dell’Università degli studi di Trento ha osservato che la legge in vigore che prevede il riequilibrio di genere nella rappresentanza politica fu salutata favorevolmente perché diede attuazione a varie disposizioni costituzionali e anche ad una disposizione regionale statutaria. La riforma portò modifiche molto positive nel quadro della legislazione trentina ripristinando la parità di chances dei due generi e una maggiore democrazia sostanziale. In questo senso, la proposta in discussione non è assolutamente opportuna e auspichiamo che non vada in porto. L’inopportunità riguarda tutte le modifiche, a partire dall’eliminazione delle liste a pettine (non giustificabile con il principio di semplificazione amministrativa), fino all’introduzione della terza preferenza (la libertà di scelta offerta all’elettore è un dato ineliminabile ed è insita in qualsiasi sistema elettorale). Infine, la riforma risponderebbe all’esigenza di supportare la crescita politica nei territori: una ragione che non presenta un nesso logico sufficientemente forte e connesso ai principi fondamentali dell’ordinamento. La valorizzazione delle differenze e del pluralismo nell’esercizio del potere pubblico sono alla base della tutela di un interesse radicato in capo all’intera collettività, ha concluso: solo così le scelte potranno essere adeguate e tutelare i diritti di tutte le componenti della società e questa proposta non va in questa direzione.

 

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La parola ai consiglieri
Ugo Rossi ha argomentato sul numero delle preferenze che potrebbe essere significativo e Simonati ha risposto che il vantaggio da due a tre preferenze non è abbastanza significativo rispetto all’applicabilità del principio della rappresentanza femminile. Marini ha osservato come l’espressione delle preferenze sia aumentata esponenzialmente dal 2003 in poi, un aspetto non determinato solo dalla legge elettorale, ma da elementi di natura culturale, che andrebbero sondati per orientare le politiche.

 

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Una proposta evolutiva in termini di rappresentanza delle donne
Giulia Bovassi, responsabile Ufficio studi di Associazione Nazione futura ha rilevato che la proposta in discussione rappresenta un’evoluzione di un modus operandi in termini di rappresentanza delle donne nelle istituzioni, partendo dalla trasformazione femminile nel tessuto sociale che parte dalla considerazione del valore aggiunto che può costituire una chance a livello di competitività. L’impoverimento del processo di emancipazione femminile deve partire dalla riappropriazione della consapevolezza e dell’identità della donna, secondo un’eguaglianza sostanziale che deve essere accompagnata da quella formale. Uno dei fattori sottolineati è la necessità di ripensare la figura della donna madre, legata all’immagine della maternità, nella declinazione materna che conferisce a tutto ciò che fa. Bovassi ha infine concluso raccomandando di creare una cultura virtuosa del rispetto, la priorità non è il numero, ma assicurare un sistema meritocratico che permetta la scelta della donna per i suoi talenti e per l’apporto imprescindibile di valori che può apportare. Urge precisare, infine, che ciò deve partire dalla donna stessa.

 

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Una proposta che apre uno spazio di libertà non obbligando l’elettore a scelte “quotarosiste”
Maria Rachele Ruìu dell’Associazione Pro vita e famiglia ha apprezzato le proposte perché vanno nella direzione di aprire uno spazio di libertà all’elettore non obbligandolo a scelte “quotarosiste”, nello sforzo di difendere il principio democratico e senza rinunciare alla ricchezza che il mondo femminile può e deve apportare. In base al principio di uguaglianza le donne vanno sostenute in quanto donne, in termini di parità di possibilità, ma non di obbligo, superando tutti gli ostacoli, offrendo maggiori flessibilità e aiutando l’integrazione tra lavoro e maternità. Fare spazio per accogliere ed educare all’amore e alla cura incondizionata: questo è il valore prezioso e “fertile” che la donna può apportare alla società. Per questo occorre ampliare le possibilità e la libertà di scelta, senza però introdurre un obbligo.

 

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La parola ai consiglieri
Paolo Zanella ha respinto la “retorica della differenza” e la parità di opportunità “in uscita” anziché in entrata professata nelle ultime due audizioni: una spinta che ci chiedono l’Europa e l’Onu con l’Agenda 20-30 verso una reale rappresentanza di genere che va promossa attraverso la legislazione che in qualche modo influenza la cultura, nell’alveo del diritto costituzionale.

Giorgio Tonini ha rimarcato che la legge vigente non obbliga alla scelta di due candidati, ma nel caso di doppia indicazione obbliga ad esprimere due candidati di genere diverso, al fine di una maggiore rappresentatività delle donne nelle istituzioni. Non si tratta di tornare allo stato antecedente, ha chiarito, ma di favorire la libertà dell’elettore, rispetto alla promozione della rappresentanza femminile.