“Stiamo lavorando per dare concretezza all’Ecobonus sulle ristrutturazioni e i risanamenti di edifici, mettendo in piedi un progetto per la realizzazione del Südtirol Ecobonus, capace di sfruttare la detrazione fiscale al 110% come previsto dal Decreto Rilancio nazionale, con un sistema di cessione del credito d’imposta dalle PMI a istituzioni finanziarie locali, in collaborazione con la Provincia e le eccellenze territoriali in tema di ristrutturazioni, risanamenti energetici e innovazione, in testa l’Agenzia CasaClima e il NOI Techopark.

L’operazione andrebbe a vantaggio delle piccole, medie e micro imprese locali della filiera delle costruzioni, dagli edili tradizionali agli impiantisti, dai serramentisti ai pavimentisti”. Lo afferma Claudio Corrarati, presidente di CNA-SHV Alto Adige e di CNA Trentino Alto Adige.

“Il modello – aggiunge Corrarati – è replicabile in Trentino, utilizzando le stesse istituzioni finanziarie che operano in ambito regionale e coinvolgendo il mondo politico, i cluster imprenditoriali ed i centri di ricerca trentini”.

Il Decreto Rilancio prevede l’entrata in vigore dell’Ecobonus al 110% da oggi, 1° luglio, ma in realtà deve essere ancora convertito in legge dal Parlamento (il termine ultimo è il 18 luglio). A dilatare i tempi è soprattutto l’assenza dei decreti attuativi.

“Non vogliamo che questa chance per le nostre imprese – precisa il presidente Corrarati si perda nei meandri della regolamentazione normativa statale. Abbiamo l’Autonomia e competenze per sviluppare un progetto a livello territoriale, riproponendo un modello di successo che, come CNA, ci ha consentito di aiutare le Province a sviluppare linee guida per la riapertura in sicurezza delle attività dopo il lockdown per l’emergenza Covid-19. Possiamo dare un contributo per la realizzazione di territori ecologicamente sostenibili, la vera Klimaland di cui parliamo da anni, e al contempo garantire lavoro alle imprese”.

CNA sottolinea come “l’Ecobonus sia l’unica misura realmente innovativa prodotta dalla politica negli ultimi anni, sotto la pressione dell’emergenza sanitaria, fuori dai consueti schemi del contributo a fondo perduto o dell’agevolazione per i finanziamenti bancari e della loro asfissiante burocrazia. Un meccanismo che, se ben costruito, può mettere in campo milioni di euro di investimenti. Le piccole imprese, però, non possono farsi carico dello sconto in fattura, incassando zero a fine lavori per poi riprendere le somme in cinque anni.

Occorre, a monte, un accordo con una o più istituzioni finanziarie che dispongano di capitali sufficienti per far sì che le ristrutturazioni e i risanamenti di edifici costino zero ai cittadini e in generale ai proprietari di immobili, anche enti pubblici per il risanamento del patrimonio immobiliare, mentre le aziende incassano subito le spettanze per non andare in crisi di liquidità. Sarà poi l’istituzione finanziaria a recuperare la somma in cinque anni come credito d’imposta. Possiamo muoverci nel quadro della cornice normativa esistente, mettendo in rete le eccellenze territoriali”.