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LETTERE AL DIRETTORE

CARLO GUARDINI * TRAFFICO PASSI DOLOMITICI: «OVERTOURISM, SIMBOLO DELL’INCAPACITÀ DI PROGETTARE NEL PRIMATO DELL’INTERESSE GENERALE»

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09.57 - lunedì 4 agosto 2025

Gentile direttore,

 

da decenni, ad ogni vigilia agostana, ecco irrompere il dibattito – inutile quanto vuoto alla prova dei fatti, nella sua ripetitività – sull’overtourism: deleterio fenomeno che c’è, non c’è a seconda degli interlocutori che sono logicamente mossi da interessi corporativi (e purtroppo da vista molto corta) ai quali guarda con pavida attenzione una politica davvero misera, se non apertamente farisiaca, nella sua incapacità/prerogativa di “governare i fenomeni”, turismo in primis dalle nostre parti.

La questione del traffico sui passi dolomitici è la – illuminante – punta dell’iceberg: simbolo dell’incapacità, ormai stratificata, di progettare e decidere nella logica e primato dell’interesse generale/comune (come sarebbe peraltro da attendersi dalla politica stessa). In questi giorni di traffico caotico (16-17 mila veicoli al giorno in transito!) e valli dolomitiche congestionate se ne parla dappertutto, quasi sempre a vanvera, un rito tanto “per esserci”: giornali e tg, assemblee valligiane, consigli comunali provinciali e regionali, proclami delle fondazioni, enti ambientalisti ecc. ecc.

Tanto poi sappiamo com’andrà a finire fra qualche settimana, tutti tornano nei ranghi e tutto si dimentica. Quest’indegna altalena sul problema si trascina da decenni: periodo infarcito da studi, rilevazioni, convegni e bla bla a non finire provenienti da innumerevoli voci e soprattutto incentivate e favorite, in una strategia da confusione perenne (“divide et impera”) fra competenze istituzionali, interessi privati, spinte corporative, esigenze reali, drammaticità negativa dei fatti, da una politica farisea e vergognosamente incapare di decidere: nel timore di ledere questo o quell’orticello, a Trento, come a Bolzano o nel Veneto.

E così siamo già immersi in un’altra estate di motociclisti smanettoni, Porsche e suv vari spinti a tutta manetta lungo i tornanti dei monti pallidi generalmente sul far della sera, pullman e auto carichi carichi di “turisti-criceti” che debbono a tutti i costi, fare il Giro dei passi in giornata.

Siamo davvero all’assurdo e mi chiedo che valore possa ancora ricoprire quella proclamazione Unesco del 2009 colla quale le Dolomiti sono state elette al rango di patrimonio dell’Umanità: un’operazione di puro marketing, alla quale fa da sponda una Fondazione Dolomiti (finanziata con risorse pubbliche) atona e afona nei suoi equilibrismi pseudo-politici, incapace al di là di qualche depliant, convegno e dibattito di esprimere una leadership progettuale e stimolante nei confronti della politica e delle amministrazioni dolomitiche.

L’assenza di leadership politico-amministrativa, quindi l’incapacità di pensieri alti e del necessario coraggio carburante delle decisioni importanti, pesa come un macigno anche nel caso del traffico sui passi dolomitici: che andrebbero semplicemente chiusi al traffico privato (smanettoni motociclisti in primis) ed organizzati nella stessa logica del Sellaronda invernale.

La fitta rete di impianti già funzionanti in ogni valle dolomitica, consente già ora di organizzare – ove occorra con qualche navetta in quota o l’invito ad una passeggiata – una “Sellaronda verde” per chi voglia fare il giro dei passi in giornata; mentre il traffico di transito andrebbe regolamentato/disincentivato al massimo (come accade in Austria, Svizzera), ristretto ai soli mezzi pubblici visto che le alternative per raggiungere questa o l’altra località senza transitare per i passi, ci sono.

Si tratterebbe semplicemente e banalmente di adottare/affermare/concretizzare regole rispondenti all’interesse generale (prevalente su quello privato e categoriale in regime di democrazia) e coerenti nell’ottica di rispetto e autentica valorizzazione delle Dolomiti patrimonio dell’Umanità.

Nessuno si sogna di visitare il Louvre smanettando in motocicletta o arrivando fin sotto la Gioconda con l’auto: le Dolomiti sono il nostro Louvre, ma pare ce ne siamo presto dimenticati dopo la “marchetta Unesco”.

Come nella favola di Andersen, il Re è nudo!

 

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Carlo Guardini

Trento

 

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