Di Luca Franceschi
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La Corte di Cassazione ha posto la parola fine al caso giudiziario di Saman Abbas, la giovane diciottenne di Novellara di origini pakistane che venne uccisa per aver rivendicato il proprio diritto alla libertà. Le condanne all’ergastolo per i genitori e i cugini della ragazza sono diventate definitive, così come la pena a 22 anni di reclusione inflitta allo zio.
La giustizia ha fatto il suo corso, anche se nessuna sentenza potrà mai restituire la vita a una ragazza di appena 18 anni, assassinata dalla propria famiglia per essersi opposta a un matrimonio forzato e per aver avuto il coraggio di rivendicare il diritto di scegliere liberamente chi amare e come condurre la propria esistenza.
La storia di Saman deve continuare a rappresentare un monito per tutti. Lo Stato ha il dovere di rafforzare le tutele esistenti e di promuovere in modo concreto l’autodeterminazione delle donne, garantendo strumenti efficaci di protezione e libertà.
In memoria di Saman è stata promossa una proposta di legge, oggi diventata legge dello Stato, scritta in collaborazione con le associazioni Senza Veli Sulla Lingua e Telefono Rosa. Questa normativa garantisce il rilascio immediato del permesso di soggiorno alle vittime che denunciano un matrimonio forzato, spezzando così il ricatto dei documenti spesso trattenuti dalle famiglie violente e offrendo una via di fuga reale a tutte le donne che scelgono la libertà.
L’obiettivo è che mai più una ragazza debba vivere ciò che ha vissuto Saman e che ogni donna in pericolo possa trovare uno Stato pronto a crederle, proteggerla e stare dalla sua parte.
