(Il testo seguente è tratto integralmente dalla nota stampa inviata all’Agenzia Opinione) –
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Smi Trentino – diritto di replica riguardo notizie non veritiere. In relazione alle dichiarazioni a mezzo stampa locale rilasciate questa mattina dal segretario del sindacato di minoranza in provincia di Trento della medicina generale (Federazione Italiana Medici di Medicina Generale – Di Giannantonio), SMI Trentino segnala quanto segue:
- Il suddetto sindacato è maggioranza, nelle discipline segnalate, solo a livello nazionale.
- I contratti integrativi si fanno nelle rispettive Regioni e Province autonome speciali.
- Il sindacato di maggioranza assoluta al tavolo trattante nella Provincia di Trento è SMI Trentino e non chi si è fatto intervistare con deduzioni non corrispondenti al vero per quanto riguarda la Provincia autonoma.
- Al tavolo trattante provinciale, ex art. 15, comma 5 ACN, è stato firmato l’accordo collettivo della medicina generale su proposta del sindacato di maggioranza SMI Trentino il 4 agosto 2025 ed è stato deliberato dalla Giunta il 29 agosto dello stesso anno. SMI si ritiene estremamente soddisfatto da quanto concordato con la parte pubblica su AFT, Case di Comunità e parte economica, maggiore del 35% rispetto alle altre Regioni. E non ritiene necessario alcun altro accordo, per quanto riguarda il settore della medicina generale, da qui alle prossime elezioni, tranne che in relazione a due articoli tecnici di cui stiamo già dialogando con il Direttore del Dipartimento Andrea Ziglio, che vertono sul rapporto ottimale di ogni ambito.
- I milioni che i medici di medicina generale del Trentino stanno regolarmente percependo ogni mese in quota parte capitaria e variabile, nonostante l’apertura di tutte le Case di Comunità hub sia prevista per fine giugno 2026, in regola con il PNRR Missione 6, non sono per nulla stati messi in discussione in Trentino.
- SMI Trentino e la parte pubblica stanno raggiungendo tutti i target. Non lo dice SMI ma la Corte dei Conti. La presenza dei medici di medicina generale nelle CdC è un’operazione messa a punto a livello normativo dall’accordo integrativo provinciale del 2025 e contestualmente dalla delibera di Giunta provinciale presentata da Tonina il 29 agosto 2025. Esso ha dato il via agli incentivi pubblici: fino a 60 euro lordi all’ora per massimo 38 ore settimanali, per l’attività assistenziale a prestazione oraria che i medici del ruolo unico di assistenza primaria convenzionati con il Servizio sanitario provinciale possono scegliere di svolgere nelle Case di Comunità trentine.
- A Roma, in riferimento alla riforma della medicina generale ipotizzata sia da Schillaci che da Benigni, SMI è l’unico sindacato della medicina generale che ha manifestato in piazza il 28 maggio u.s., entrando in agitazione sindacale ed ipotizzando lo sciopero. Per tale motivo il dott. Nicola Paoli, che fa parte dal 2013 della delegazione trattante nazionale, è stato ricevuto dal Capo di Gabinetto del Ministero della Salute, dott. Mattei (non abbiamo mai visto invece il rappresentante FIMMG Trentino, Di Giannantonio, a Roma) e con la parte pubblica sono stati decisi i prossimi passi che il ministro Schillaci farà sia con noi che con il Governo, da qui al 30 giugno, termine ultimo dell’accettazione del PNRR da parte dell’Europa.
- In Trentino, blindati i fondi grazie in primis a SMI Trentino, contiamo di proseguire nel percorso del DM 77/2022 (vedi Monitor di Agenas a firma anche dr. Paoli) per le Case di Comunità hub, grazie a quanto scritto dal sindacato di maggioranza assoluta (SMI Trentino) al tavolo trattante e in legge, dove è previsto che i medici di medicina generale possano prestare servizio nelle Case di Comunità. Se non lo hanno fatto finora è perché in quelle Case non ce n’è ancora bisogno, recandosi i trentini negli ambulatori prossimi ai loro domicili, collegati con i medici di medicina generale nelle 27 AFT del Trentino.
Non serve, quindi, discutere, come dice il sindacato minoritario (che possiamo solo supporre non abbia ancora letto bene il nostro accordo provinciale 2025), di ore da prestare, mettendo in allarme inutilmente i colleghi. E non servono neppure i 60 nuovi medici nelle Case di Comunità trentine, perché con l’accordo si è ovviato anche a questo, sia a Roma che in Trentino, da tempo. Nessun impegno supplementare passerà dalla firma di SMI Trentino.
- Nell’accordo provinciale proposto da SMI e dalla Provincia ed ASUIT accettato (al quale hanno concordato anche le altre organizzazioni minoritarie della medicina generale tra cui quella del dr. Di Giannantonio), si sono predisposti gli addendi affinché le AFT (aggregazioni funzionali territoriali di prossimità dei medici di famiglia) condividano obiettivi, linee guida e strumenti informatici e tecnologici di ultima generazione, comprensivi di telemedicina e intelligenza artificiale. Il tutto, mantenendo il rapporto fiduciario medico-paziente, per migliorare la presa in carico e la continuità assistenziale h24 7 giorni su 7, può inserirsi volontariamente nelle Case di Comunità. Come già avviene in quella di Mezzolombardo, in quella di Trento Sud, ad Ala, in Val di Sole e in Primiero. Una possibilità prevista dal 2013 in accordo provinciale. Esse coordinano già le attività degli studi e assicurano una copertura nell’arco della giornata. Dove è possibile si è già trasferito il referente di ognuna delle 27 AFT, in rappresentanza di tutta l’aggregazione.
- Nell’accordo sono stati decisi modelli flessibili: turnazione tra professionisti, studi situati direttamente nelle strutture pubbliche, giornate dedicate ad attività territoriale, con la primizia della medicina scolastica e degli ambulatori dei codici minori. Se una o più AFT insiste nella stessa Casa di Comunità, come accade a Trento Sud da anni, non servono soggetti esterni.
- Infine non tenti il Di Giannantonio di mescolare l’argomento degli accordi della medicina generale con la cassa previdenziale ENPAM, laddove avrebbe perso due miliardi di euro all’anno. Piuttosto è risaputo che ENPAM ha ricordato al Governo attuale che esso ha 2 miliardi di buoni del tesoro investiti, che potrebbe anche togliere se si decidesse di scegliere medici dipendenti tra coloro che attualmente sono convenzionati nelle Case di Comunità. Su questo sono in corso discussioni al Senato in riferimento a fondi pubblici tra sistemi privati e decisioni legislative di respiro europeo.
- SMI al governo provinciale ha invece spiegato che nulla osta affinché i medici di famiglia possano scegliere liberamente se optare per il doppio binario: dipendenza o convenzionamento nelle Case di Comunità hub e/o spoke; come per i dirigenti medici nulla osta a lavorare come specialisti professionisti negli ospedali o sul territorio nelle Case di Comunità hub da internisti in medicina generale. Purché Trento apra alla possibilità di una scuola di specializzazione universitaria aperta ai medici attualmente organizzati a livello regionale, sempre meno propensi a scegliere un diploma locale rispetto a uno nazionale universitario con prospettive di carriera. E soprattutto purché venga immediatamente cancellato il ruolo unico dei giovani, che di unico ha poco o nulla: solo timori, paure e opposizione dei liberi professionisti a incarichi per cui non sono stati formati adeguatamente neppure a livello provinciale, come dimostrano gli ultimi casi di medici di famiglia aggrediti loro malgrado.
dottor. Nicola Paoli
Segretario SMI Trentino
Componente delegazione trattante nazionale
