(Il testo seguente è tratto integralmente dalla nota stampa inviata all’Agenzia Opinione) –
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”Trento, oltre 30 anni di sinistra ma l’oscuro passato del ‘’ventennio’’ mai affrontato per rendere giustizia al Comune.
Un tema che sembrava sepolto negli archivi della storia locale è tornato al centro del dibattito pubblico: la cittadinanza onoraria concessa dalla città di Trento a Benito Mussolini e mai formalmente revocata. Recentemente un quotidiano online locale ha riportato l’attenzione sull’argomento, innescando una reazione immediata soprattutto da parte della sinistra cittadina e provinciale, da sempre in prima linea nelle manifestazioni antifasciste.
A tal proposito ho presentato subito una domanda di attualità dove chiedo se la giunta comunale abbia l’intenzione di revocarla entro l’anno perché incompatibile con i valori democratici e antifascisti sanciti dalla Costituzione e a mio parere un atto dovuto in memoria di tutte le vittime innocenti della nostra Heimat e non solo.
Alla luce delle recenti dichiarazioni della sinistra mi chiedo dov’era in questi ultimi trent’anni? Visto che essa stessa governava e governa la città. Perché il tema non è stato mai affrontato?
Già nel mese di dicembre, ben prima che il caso tornasse alle cronache e diventasse oggetto di dibattito mediatico, ho depositato in Consiglio comunale due ordini del giorno che andavano esattamente in questa direzione.
In essi proponevo la rimozione delle simbologie riconducibili al cosiddetto ‘’ventennio’’ ancora presenti in città e all’interno di palazzo Thun, luogo di espressione democratica. Anche in questo caso per decenni nessuno ha affrontato il tema, addirittura l’assessora Bozzarelli durante un colloquio informale riguardante gli ordini del giorno aveva espresso parecchi dubbi quasi come se non volesse affrontare il tema, a differenza del sindaco, devo ammettere, il quale mi aveva mostrato apertura e dialogo.
Il rischio, percepito da una parte della cittadinanza, è che l’antifascismo venga evocato, soprattutto dalla sinistra, più come parola d’ordine che come pratica coerente e continuativa. Un antifascismo “a fasi alterne”, che si risveglia solo quando il tema diventa mediaticamente spendibile.
Ricordo poi che a Trento e in tutto il territorio trentino-tirolese vi è una ferita aperta, cioè le gravi ingiustizie subite dalla popolazione locale nel periodo successivo alla Prima guerra mondiale e durante il regime fascista.
L’italianizzazione forzata fu un vero e proprio tentativo di cancellazione culturale della nostra Heimat. Nomi di luoghi cambiati, lingua tedesca estromessa dalla vita pubblica, la parola Tirol bandita assieme ad altre, tradizioni e legami storici con il mondo germanico e nordeuropeo repressi in nome di un’identità imposta dall’alto. Un passato che meriterebbe di essere ricordato e discusso con la stessa intensità con cui oggi si chiede, giustamente, di prendere le distanze dal fascismo.”
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Il Consigliere comunale Andrea Demarchi (PATT, La Civica, Noi Trento)
