TAX FREE DAY: CNA, A TRENTO DOMANI LA GIORNATA CONTRO PRESSIONE FISCALE

Riceviamo e pubblichiamo integralmente il seguente comunicato stampa:

(Fonte: Cna-Shv) – Domenica 16 il Tax Free Day per le imprese di Trento. Total Tax Rate: 54,1% del reddito d’impresa. Benoni: tasse eccessive. Le proposte Cna.

Domenica 16 luglio ricorre il Tax Free Day di Trento, primo Comune in Italia a raggiungere questo traguardo nella graduatoria di 135 città considerate dall’Osservatorio della tassazione sulla piccola impresa della Cna.

Ciò significa che i giorni antecedenti il 16 luglio, in tutto 198, sono serviti per pagare i tributi mentre da domenica i 167 giorni rimanenti serviranno per i consumi personali dell’imprenditore e della sua famiglia. A Bolzano, invece, il Tax Free Day è venerdì 28 luglio.

L’Osservatorio considera un’azienda tipo con 431.000 euro di ricavi, 165.000 euro di costi per il personale (4 operai e un impiegato), 160.000 euro di costo del venduto, 56.000 euro di altri costi e ammortamenti, 50.000 euro di reddito di impresa.

Sul reddito d’impresa si calcola il Total Tax Rate, che a Trento raggiunge il 54,1% (a Bolzano è 57,5%). Detraendo ai 50.000 euro di reddito 2.671 euro di Imis, 978 euro di Tari, 1.302 di Irap, 11.364 di IVS, 10.294 di Irpef, 452 di addizionale regionale Irpef, rimangono 22.939 euro di reddito disponibile.

Le proposte della Cna del Trentino sono le seguenti: “La pressione fiscale è troppo elevata – afferma Andrea Benoni, presidente della Cna del Trentino – qualunque dato si prenda.

Ma il problema vero risiede nella iniqua distribuzione del carico, che si distingue in modo radicale secondo la natura del reddito e svantaggia le imprese, in particolare le piccole imprese personali. La tassazione dei redditi prodotti dalle persone fisiche non può essere diversa a seconda della differente modalità con cui si genera reddito.

È arrivato il momento di intervenire su un sistema fiscale evidentemente squilibrato per raggiungere tre obiettivi di utilità generale: ridurre la pressione fiscale garantendo, nel contempo, maggiore equità nel prelievo tra diversi redditi da lavoro; invertire sensibilmente la tendenza del trasferimento alle imprese degli oneri sui controlli; usare in modo intelligente la leva fiscale per aumentare la domanda interna”.

 

 

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Per raggiungere in tempi rapidi e senza oneri aggiuntivi questi tre obiettivi secondo la Cna occorre:

–  ridurre la tassazione sul reddito delle imprese personali e sul lavoro autonomo, utilizzando le risorse provenienti dalla spending review e dalla lotta all’evasione;

–  rendere l’Imis (Imu nel resto d’Italia) pagata sugli immobili strumentali delle imprese completamente deducibile dal reddito d’impresa;

–  rivedere la tassazione Irpef delle imprese personali e degli autonomi, prevedendo delle riduzioni automatiche all’aumentare del reddito dichiarato rispetto al reddito ideale suggerito attraverso i nuovi Indicatori sintetici di affidabilità; trasformare le detrazioni relative a spese per lavori edili in crediti d’imposta cedibili agli intermediari finanziari;

–  definire il concetto di insussistenza di autonoma organizzazione per non assoggettare i soggetti all’Irap e aumentare la franchigia Irap ad almeno 30mila euro;

–  rivedere al più presto i criteri per l’attribuzione dei valori catastali degli immobili, al fine di allinearli periodicamente ai valori di mercato a invarianza di gettito;

–  agevolare il passaggio generazionale delle imprese individuali tramite la completa neutralità fiscale delle cessioni di azienda, al pari di quanto è previsto in caso di conferimenti;

–  evitare di spostare sulle imprese gli oneri dei controlli attraverso un uso intelligente della fatturazione elettronica, eliminando nel più breve tempo possibile tutti i regimi Iva del reverse change previsti attualmente, lo split payment, la ritenuta dell’8% sui bonifici relativi a spese per le quali sono riconosciute detrazioni fiscali.

 

 

 

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Tassazione Iri – Proposta Cna
L’Iri, acronimo di Imposta sul reddito d’impresa, è un regime fiscale opzionale introdotto dalla Legge 11 dicembre 2016, n. 232, commi da 547-548 (Legge di Bilancio per il 2017) e disciplinato dal nuovo articolo 55-bis del Tuir – Dpr 917/86.

Si tratta di un regime fiscale che consente anche a chi ha una ditta individuale o una società di persone, ad un commerciante o ad un artigiano, di pagare le tasse separando il reddito dell’impresa da quello personale, come avviene già per i soci delle società di capitali.

Il regime iri, in termini pratici, suddivide il reddito d’impresa in due fattispecie: il reddito prodotto e lasciato in azienda ed i prelievi effettuati dai soci o dell’imprenditore.

La prima componente, al netto delle somme prelevate e destinate a finalità personali, è tassata alla medesima aliquota prevista ai fini Ires per le società di capitali che, come è noto, dal 2017 è stata ridotta dal 27,5% al 24%; la seconda componente, costituita dalle somme prelevate a titolo di remunerazione per il lavoro svolto, continueranno ad essere assoggettate ad Irpef e a scontare la progressività propria di tale tributo che, come è noto, prevede aliquote che crescono all’aumentare del reddito complessivo[1].

Possono optare per il regime Iri le imprese individuali e le società di persone in contabilità ordinaria, anche per opzione, nonché le società a responsabilità limitata a ristretta base proprietaria, con un numero di soci non superiore a 10, ovvero 20 nel caso di società cooperativa e con ricavi annui non superiori a quelli previsti per l’applicazione degli studi di settore (5.164.569 euro).

La finalità della nuova imposta è quella di rendere più neutrale ed equa la tassazione del reddito d’impresa, a prescindere dalla forma societaria adottata, così da mitigare le differenze d’imposizione esistenti tra le società di capitali e le società di persone; inoltre, giacché la parte di reddito non prelevata e lasciata in azienda sconta una tassazione più leggera (24%), si favorisce per tale via anche la patrimonializzazione delle piccole imprese, in continuità con la normativa sull’aiuto alla crescita economica (Ace).

L’opzione per il nuovo regime Iri ha durata pari a 5 periodi d’imposta, è rinnovabile e deve essere esercitata nella dichiarazione dei redditi, con effetto dal periodo d’imposta cui è riferita la dichiarazione. Per il 2017, l’opzione IRI andrà quindi indicata in Unico 2018.

 

 

 

In allegato il documento contenuto nel comunicato stampa:

Classifica completa anno 2017

 

 

 

Nella foto: Andrea Benoni, presidente Cna del Trentino (da comunicato stampa)