TAMANINI * LA LETTERA DI DIMISSIONI DA PRESIDENTE DEL PARTITO AUTONOMISTA TRENTINO TIROLESE (TESTO INTEGRALE)

Porto a conoscenza degli Organi del Partito le ragioni sofferte della presente scelta politica, delicata, che riguarda il mio ruolo di Presidente del Patt.

Quando subentrai al Presidente Pedergnana, subito dopo le note vicende delle fotografie che lo videro ahimè protagonista di una grottesca quanto spiacevole vicenda personale e politica, sapevo di accollarmi un onere importante. Si trattava nell’immediato di dare subito credibilità di ruolo a quella che si era trasformata in una sorta di sberleffo istituzionale cui occorreva immediatamente riparare.

Fin dalla prima Giunta esecutiva del Partito il mio ruolo fu messo in discussione attraverso addirittura un atto di censura verso la mia figura di neo Presidente. Atto di censura che prendeva lo spunto da un mio libero intervento riguardante l’avvicendamento in Comune a Trento dell’assessora Marika Ferrari con il consigliere Tiziano Uez.

Posizione che poteva essere più o meno condivisibile, ma che apparteneva ad un comune e democratico dibattito politico. Furono i primi evidenti segnali di una indigesta e mal tollerata funzione di Presidente, con la ricerca di pretesti finalizzati a delegittimarmi.

Sapevo quindi che sarei andata a ricoprire statutariamente l’incarico di legale rappresentante del Partito, di garante di tutti, maggioranza e minoranza interna, di un Partito cresciuto, complesso, articolato e molto sfaccettato.

Il concetto di Partito nel quale credevo e credo è quello di laboratorio di idee, di maturazione di programmi, di attuazione di confronti aperti e leali, di agenzia di elaborazione del pensiero. Un Partito costruisce pensiero, programmi, vive di valori, ha radici nel passato e si rivolge al futuro forte della sua storia e non limitato dalla stessa.

Il negazionismo autonomista quale nuova frontiera del moderno autonomismo Patt/Dc proposto in questi giorni dal nostro Segretario non è presente nel mandato congressuale di cui sono anch’io garante, non me ne vogliate, primo garante.

È sempre e naturalmente possibile rivedere posizioni se si pone la ragione al centro del dibattito. Ci mancherebbe. La politica deve considerare i cambiamenti e rispetto a questi rispondere.

Ma i cambiamenti radicali, quelli che incidono sulle ragioni sociali di un movimento necessitano di passaggi condivisi e partecipati, magari congressuali, e non di semplici dichiarazioni giornalistiche.

Tenevo a dire questo perché è giusto porre dei confini tra ciò che è occupazione della politica e quello che è la politica. La politica vive oggi una emergenza di credibilità e di reputazione con le quali non si può scherzare.

Quando azioni non credibili, danno l’impressione di non essere governate dal Partito, producono divisione tra i militanti e tra i possibili militanti. È forse il caso di accennare ad alcune evidenze per meglio comprendere di cosa si stia parlando.

A fronte di una compravendita di voti da parte di un dirigente poi diventato Consigliere provinciale il Partito espresse massima solidarietà nei suoi confronti attraverso le persone più rappresentative quali il Presidente della Giunta e il Segretario di Partito.

Nella stessa settimana si giunse invece all’espulsione dell’ex Presidente del Partito con motivazioni di ordine ideologico. Due pesi e due misure come ormai da tempo faccio presente.

Di fronte all’elezione di un vice Presidente del Consiglio regionale si consentì, in violazione di accordi precedentemente assunti, di arrivare al voto in aula con ben tre candidati appartenenti alla stessa forza politica, appunto il Patt. Tradotto: il disfacimento della politica come rispetto delle istituzioni, capacità di mediazione e tutela delle regole. Nulla di simile si era mai visto nella storia di Piazza Dante.

A fronte di un neo Presidente di Partito, costretto alle dimissioni politiche dopo tre giorni di incarico, si pensò di recuperarlo con la nomina di rappresentante di àmbito del Partito. Un altro segnale di arretramento della politica sul piano della coerenza, oltreché dell’immagine pubblica.

Di più; a Consigliere provinciale in carica ed in forza all’opposizione si è autorizzato, forse anche sollecitato, il suo ingresso nel Partito e la sua candidatura alle prossime elezioni regionali, nulla discutendo negli organi preposti e men che meno coinvolgendo una commissione elettorale ancora tutta da concepire.

Idem ad un Assessore tecnico provinciale; si è assicurato lasciapassare nella lista Patt ed anche qui in assenza di decisione politica collegiale.

Ancora: ad uno dei due parlamentari allora in forza al Partito si indicò la porta nulla ponendo politicamente alla ricerca di una ricomposizione del rapporto.

La prerogativa del Presidente è quella di garante, quella di Segretario assicura la linea politica, agli altri organi di Partito spettano impegni gravosi ancorché ben definiti.

Una struttura di Partito è un’organizzazione che come tutte le organizzazioni vive del rispetto di regole, competenze, organigrammi. In discussione sono state messe le prerogative non di Linda Tamanini, ma del Presidente, cui è stato impedito di interpretarle e declinarle.

Un più che autorevole parere, terzo sia sotto il profilo legale che politico, e voluto dalla sottoscritta, fu irriso dal Segretario in quanto non condiviso dallo stesso: cassato solo perché descriveva in maniera compiuta limiti e confini di competenze del Segretario e del Presidente.

Quanto il Segretario ha imposto al mio mandato è stato un costante limite all’esercizio del ruolo del Presidente. Non sono, questi, metodi condivisibili. Non sono, questi, metodi che una Presidente possa fingere di non vedere.

È di questi giorni il licenziamento di una dipendente del Partito e la contemporanea scelta di un’altra assunzione, all’oscuro della Presidente in questo secondo caso, contro il suo parere nel primo.

È normale pretendere dalla Presidente la firma di fatture a piè di lista per spese non preventivamente autorizzate, salvo ricordarsi della sua legale responsabilità solo quando deve rispondere del bilancio del Partito?

Ecco che una Presidente, se scavalcata e messa nella impossibilità di intervenire, si trova al bivio di scelte importanti: fingere di nulla e addivenire ad una mancanza istituzionale grave, o tentare di ripristinare logiche di rispetto democratico a garanzia della delega che le è stata conferita dal Congresso.

Questa ultima opzione era per me non un’opzione ma l’unica strada possibile. Si è resa impraticabile non solo dagli impedimenti posti in essere da una bulimica Segreteria politica, ma dalle stesse dichiarazioni che il Segretario, non smentito da alcuno, ha confermato pubblicamente.

Egli ha tracciato un percorso futuro del Partito che porterà il Patt a rinunciare ai contenuti di un programma autonomista per puntare ad una campagna di acquisto giocatori.

Tutto ciò non appartiene al mandato congressuale che io ho ricevuto. Questa linea non mi può essere imposta in nome di un ruolo virtuale in mano al Segretario: diventerebbe un atto di complicità, un atto di correità politica alla quale non posso rispondere che togliendo il disturbo.

Questo che è ormai, da quanto appreso dalla stampa, il Patt/Dc, non è l’Autonomismo 2.0 di cui ci sta chiedendo conto la Comunità trentina. Non è la strada giusta. È una strada imposta. È una strada non autorizzata da alcun passaggio politico, giuntale, di Consiglio di Partito o congressuale che sia.

Ed appare evidente che è una via che portando alla modificazione genetica del Patt, non può continuare a trovare nella sottoscritta la sua garante o peggio, in un eventuale insuccesso futuro, il suo parafulmine.

Lascio questo partito per il trattamento irriguardoso ricevuto da una parte della sua dirigenza che era tenuta a collaborare con me e che di me si è fatta strumentalmente scudo.

Lascio la Presidenza del Patt ringraziando tutti gli altri, tesserati, simpatizzanti, amici di un Partito che ho ritenuto essere la mia casa e che mi ha consentito di maturare esperienza, ed al quale spero umilmente di aver dato il mio personale e umano contributo.

Rimetto il mio mandato di Presidente in forma irrevocabile e con decorrenza immediata, attendendo un contatto formale da parte del Vice Presidente per il rituale passaggio di consegne e i conseguenti adempimenti.

 

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Linda Tamanini