PRESIDENZA DEL CONSIGLIO PROVINCIALE TRENTO * GIORNATA AUTONOMIA: DORIGATTI, ” CHIUNQUE AMBISCA PORSI ALLA GUIDA DELLA NOSTRA COMUNITÀ DEVE FARSI CARICO DI RESPONSABILITÀ MORALE “

Alleghiamo alla presente la versione integrale della riflessione pronunciata oggi dal Presidente del Consiglio provinciale, in occasione della Giornata dell’Autonomia, celebrata in sala Depero in memoria dello storico accordo Degasperi-Gruber che nel lontano 1946 a Parigi, gettò le radici della speciale storia della terra trentina: un’occasione resa quest’anno particolare dall’imminente concludersi della XV legislatura.

Il Presidente ha svolto alcune considerazioni sul quinquennio legislativo ed amministrativo “attraverso il quale si è cercato di far progredire questa terra sul complesso sentiero della modernità e dello sviluppo” ed ha registrato “i tanti positivi passi in avanti compiuti in situazioni sociali, economiche e politiche di oggettiva difficoltà internazionale, nazionale e locale”.

Ha inoltre spronato, “nel clima di povertà e disuguaglianze crescenti e di incertezze costanti… a ritrovare il senso della coesione sociale, l’essenza della responsabilità collettiva, la partecipazione larga ai processi decisionali, il valore centrale del lavoro e dell’impresa e la ripresa della cultura come motore dello sviluppo”. A coloro che ambiscono a porsi alla guida della nostra comunità il Presidente ha suggerito di “farsi carico di una responsabilità morale, ancor prima che politica, ovvero la responsabilità del dialogo e del confronto”.

 

*

 

Signor Presidente della Provincia,
signor Presidente del Consiglio delle Autonomie,
illustre professor Fabbrini,
Autorità,
signori Consiglieri/e e gentili Ospiti,

è nel solco di una tradizione ormai consolidata, che assegna al Presidente del Consiglio della Provincia autonoma di Trento l’introduzione alle celebrazioni per la “Giornata dell’Autonomia”, che porgo a tutti Voi il più cordiale saluto dell’Istituzione parlamentare della nostra speciale autonomia ed un ringraziamento sincero per aver voluto onorare, con la Vostra presenza, quest’appuntamento con la storia e le Istituzioni del Trentino.

L’appuntamento che stiamo avviando riveste quest’anno una particolare importanza perché conclude, idealmente, la XV Legislatura e chiama tutti noi ad una riflessione sul quinquennio dell’agire legislativo ed amministrativo che si chiude e attraverso il quale si è cercato di far progredire questa terra sul complesso sentiero della modernità e dello sviluppo.

È del tutto ovvio che alcuni errori siano stati commessi, ma è altrettanto inconfutabile registrare i tanti positivi passi in avanti compiuti in situazioni sociali, economiche e politiche di oggettiva difficoltà internazionale, nazionale e locale.

Abbiamo attraversato le tempeste di una crisi socio-economica di proporzioni planetarie; una crisi che ha mutato, non solo le rotte dello sviluppo, ma perfino gli orizzonti degli approdi.

Una crisi che ha inciso sulle coscienze ed i comportamenti, ferendo in modo verticale il corpo sociale, sebbene qui meno che altrove.

Una crisi, infine, che ha generato i primi segni di un mondo nuovo e sconosciuto, davanti al quale il rischio di trovarsi impreparati è alto.

Povertà e disuguaglianze crescenti, spaesamenti larghi, incertezze costanti, paure più o meno alimentate ad arte, diffusione di un rancore sociale che alimenta contrapposizioni aprioristiche, sembrano essere le caratteristiche del tempo presente e forse anche di quello che sta arrivando nell’immediato domani.

Sono valori come quelli della solidarietà concreta, della condivisione materiale, dell’accoglienza ragionata, del dialogo voluto e cercato che sono venuti meno in questi anni, lasciando così il posto ad una somma preoccupante di disvalori.

Ci rende attoniti, poi, il crescendo di un livore che pare avvolgere l’intera società italiana ed europea del terzo millennio, nella quale trovano albergo parole che pensavamo esiliate definitivamente dai nostri vocabolari; parole come razzismo, antisemitismo e rifiuto, ad ottant’anni dall’emanazione di quelle “Leggi razziali” che tutt’oggi rappresentano una vergogna per il nostro Paese.

Cosa ci è sfuggito in questi anni? Cosa abbiamo ignorato? Dov’è mancata la cultura e la politica? Quale sarà il destino delle democrazie, dentro le quali anche le autonomie speciali trovano il loro unico alimento?
Sono queste le domande essenziali del futuro e sono domande alle quali non pare sufficiente la risposta demagogica; la ricetta facile del populismo, talora in conflitto con le regole ed i meccanismi dell’amministrare; lo scavo nel disagio sociale per ricavarne solo tornaconti elettorali e l’improvvisazione dei miracoli di facciata.

Tutto ciò infatti non serve perché, costruendo effimeri consensi, distrugge il dovere della responsabilità, la consapevolezza della partecipazione e la condivisione di obiettivi e percorsi, che sono, in definitiva, le componenti morali – e quindi fondamentali – dello strumento autonomistico in quanto tale.

Investire quindi sul domani della società trentina significa, al netto dei facili slogan, ritrovare il senso della coesione sociale; l’essenza della responsabilità collettiva; la partecipazione larga ai processi decisionali; il valore centrale del lavoro e dell’impresa e la ripresa della cultura come motore dello sviluppo.

In altre parole significa riscoprire insieme la profondità d’anima dell’autonomia che, come già più volte sottolineato, non può essere ridotta a mero strumento di finanza pubblica al quale attingere per le necessità del consenso momentaneo.

Solo riattivando lo spirito comunitario dell’autonomia, essa potrà ritrovare il senso di sé ed essere anche modello utile sul versante di un’Unione Europea, che mai come oggi necessita di ridisegnare il suo agire e le sue prospettive.

Più volte nella riflessione della politica di questi anni, si è fatto largo il tema della qualità dell’autonomia, ovvero del modo stesso che essa deve utilizzare per rinnovarsi.
E ciò vale a Trento come a Bolzano, in pari dignità e nella consapevolezza che, pur nel travaglio e nelle criticità della convivenza fra i gruppi etnici, proprio questo modello d’autonomia, per come è stato concepito e fin qui gestito, ha rappresentato la proposta più avanzata per il superamento dei conflitti di minoranza.

Così come al contempo esso ha corrisposto la storica aspirazione di queste popolazioni alpine all’autogoverno delle risorse e del territorio, nel rispetto delle reciproche differenze.
Ebbene, tutto questo oggi forse non è più sufficiente a definire la qualità dell’autonomia; una qualità che non deve esaurirsi in una categoria del pensiero e che non può mai prescindere dalle condizioni generali entro le quali essa stessa opera.

Solo incrociando questi parametri l’autonomia può acquistare nuovo significato, ritornando ad essere strumento d’azione e di vita politica storicamente definibile, anziché sterile rivendicazione ideologica.

Ecco perché Trento e Bolzano sono chiamate ad essere più attive di altri territori nell’intuire il profilo del domani e quindi delle future risposte alle esigenze culturali e di sviluppo di queste valli.
Si possono certo slacciare, ma ciò comporterebbe, come ben sanno gli osservatori i sia trentini che sudtirolesi, una frammentazione per entrambi.

Non basteranno allora né doppi passaporti, né nuove richieste di competenze, né altre facili sciocchezze per evitare l’erosione delle nostre specialità e delle nostre identità; erosioni finanziarie prima e sociali poi, che ci ridurranno ad una marginalità definitiva e senza via d’uscita.

Una marginalità da un lato padana e dall’altro austriaca, che riporterà indietro di secoli l’orologio della storia.

In un tale contesto di urgente difesa dinamica dell’autonomia piuttosto che di mera rivendicazione, si inserisce anche il lungo e proficuo impegno portato avanti con lungimiranza, in materia di revisione dello Statuto.

Rispetto a ciò a Trento – e per certi versi anche a Bolzano – si è dato corpo ad un lavoro di valutazione e di progettazione che andrà proseguito, se le condizioni politico-storiche lo permetteranno, proprio per qualificare la capacità di evolversi, dell’autonomia nel solco dell’unicità dello Statuto e dell’Istituzione regionale, anche immaginando di implementare quest’ultima sui quei temi di carattere comune.

Ma per fare tutto questo è necessario aprire una stagione nuova e segnata da una crescita sostenibile; da una vera volontà di dialogare; dal ritrovare ruoli e dimensioni della politica; dal superamento di quelle culture della lotta ideologica e dei populismi aggressivi e dall’abbattimento dei muri per costruire nuove vie.

Solo così si affrontano gli orizzonti di una globalizzazione ormai inarrestabile e si gettano le fondamenta di pace e di tolleranza. Non si tratta di buonismo di maniera.

Non si tratta nemmeno di opzione ideologica, ma solo di una pura constatazione dei fatti e di una rilettura degli accadimenti storici di epoche simili a quella che stiamo vivendo; epoche in cui le risposte muscolari e le promesse di gloria eterna si sono spente miseramente nell’arco di pochi anni, esattamente come la vita media di un nostro elettrodomestico.
Chiudiamo un periodo difficile per il Trentino ed anche per il Consiglio provinciale, entro il quale il confronto politico è parso, talora, segnato da forti e pregiudiziali contrapposizioni.

L’utilizzo estremo di meccanismi regolamentari ha provocato evidenti reazioni contrapposte di Maggioranze e Opposizioni, in un clima di sofferenza del dibattito democratico, ostaggio a volte più di preconcette posizioni e di inutili rigidità, che non di serene analisi e di costruttivo dialogo.

Ciò nonostante, il lavoro dell’Assemblea legislativa è risultato comunque proficuo, anche in virtù di un impegno collettivo attorno alle questioni più urgenti, nell’auspicio che la prossima Legislatura possa ritrovare forme e linguaggi più utili all’incedere dell’azione legislativa ed amministrativa, che non alle contrapposizioni delle parti.
In conclusione, mi sia permessa un’ultima osservazione.

Questo è un tempo di rapidi mutamenti di culture ed atteggiamenti. Questo è il tempo della transizione continua; dell’attraversamento del deserto; dell’urgenza di trovare nuovi e più sicuri approdi.

È per tale ragione che chiunque ambisca porsi alla guida della nostra comunità, per affrontare la “lunga marcia” verso il futuro, deve farsi carico di una responsabilità morale, ancor prima che politica, ovvero la responsabilità del dialogo e del confronto.

Un fine che può essere raggiunto grazie alla ricerca costante di quelle mediazioni continue che sono il cuore di una democrazia parlamentare come quella dell’autonomia speciale; democrazia senza la quale rimane solo quell’incertezza pericolosa delle demagogie della Rete, entro cui rischia di trovarsi imprigionata anche la parola essenziale del dissenso.
Oggi siamo una terra che, proprio grazie alla nostra condizione di particolarità, guarda avanti.

Non possiamo capovolgere l’orizzonte, credendo di poter sostituire il futuro con il passato, ma dobbiamo, con pazienza e comune volontà, tessere una nuova tela per veleggiare, senza lasciare indietro nessuno, verso molti domani migliori.

Grazie!

 

Bruno Dorigatti

Presidente del Consiglio provinciale di Trento