CISL MEDICI – TRENTINO * AFT – AGGREGAZIONI FUNZIONALI TERRITORIALI: PAOLI, ” ALLA FINE LA MONTAGNA VORREBBE PARTORIRE UN TOPOLINO “

Alla fine la montagna vorrebbe partorire un topolino. Tanto si è detto dell’apertura di 25 aggregazioni territoriali (Aft) di medici di famiglia in tutto il Trentino che avrebbero dovuto collegare decine di medici tra di loro, mettere in rete il sistema telematico delle nostre cartelle cliniche, con i cittadini che avrebbero avuto sempre un medico di base a disposizione 12 ore al giorno, sia nei comuni che in sedi aziendali, con il fascicolo elettronico e la dematerializzazione a disposizione di tutti, che quasi ci avevamo creduto.

Si è tagliato, il 29 giugno 2017, alla presenza delle autorità e delle migliaia di presenze turistiche della valle, un nastro a Pinzolo che prevedeva, contemporaneamente e contrattualmente (delibera di Giunta n.1024 del 23 giugno 2017, lett.b), almeno altre quattro aggregazioni prima del rush finale previsto per fine agosto 2018, dove avremmo dovuto vedere attivato il quadro completo delle 25 Aft che attendiamo dal 2013.

Alle affermazioni non onorate da queste due ultime legislature provinciali, in cui l’accordo del 2013 prevedeva agli artt.28 bis e 28 ter l’attivazione di tutte le Aft entro il 1 gennaio 2017, a cominciare da quelle di Pergine Valsugana, Trento, Riva e Mezzolombardo (verbale scritto ed approvato del Comitato provinciale n.5 del 19 giugno 2014), passando alla modifica in Dgp del 23 giugno 2017, (protocollata in Provincia al n.332987 c he riconfermava le sedi di Trento, Pergine Valsugana e Mezzolombardo ed aggiungeva Pinzolo, Malè ed Ala,”con effetto immediato” si aggiungono quindi le seguenti:

A Mezzolombardo ci dicono oggi che non c’è ancora la abitabilità dei locali per i medici e che per oltre 30 medici di base dell’area Rotaliana-Cembra-Altipiano della Paganella sono previsti unicamente tre stanzini più uno per le segretarie. Ricordiamo che il nuovo Polo di Mezzolombardo consta di cinque piani, l’ultimo adibito a saloni di rappresentanza,c oprendo l’area precedente dell’Ospedale san Giovanni.

A Trento, nella sede individuata presso il Centro servizi sanitari di viale Verona, in cui sarebbe previsto il taglio del nastro la settimana dopo ferragosto da parte di politici e funzionari aziendali, sono stati convocati 13 medici (ma Bordon non aveva detto che aveva la fila fuori dalla porta dell’ufficio?) dei 79 attivi nel solo Comune di Trento, che al comando di un dipendente aziendale dovrebbero autogestirsi negli spazi non ancora completati nè dal punto murario nè da quello telematico, con una babele di programmi informatici che cozzano anche tra le varie associazioni presentatesi.

Con i parcheggi consigliati e non confacenti allo scopo nel piano adibito alla Coopstore di viale Verona, nei cinque studi messi a disposizione dall’Apss dovrebbero iniziare la loro attività 13 medici ed almeno otto segretarie private e due pubbliche senza contare le infermiere. Altro che omogeneità organizzativa o accordo onorato con quello che era previsto nel 2013 e nel 2017!

Ad Ala sono state fatte due riunioni ed i medici continuano a lavorare nei loro ambulatori privati,con una struttura pubblica (ex Ospedale) inutilizzata. A Malè si è fatta una riunione e poi tutto è decaduto nel dimenticatoio.

A Pergine Valsugana si è ignorato completamente l’accordo vigente che prevedeva l’Aft. Manca la Aft di Riva del Garda, prevista nel 2013, nonostante a suo tempo il dottor Gardini, responsabile aziendale avesse ristrutturato ad hoc la sede della guardia medica, mentre i sindaci delle Giudicarie non accettano minimamente una Aft a Storo che al momento non è stata neppure contrattualizzata, e quindi prima del passaggio in comitato provinciale non potrebbe neppure nascere.

Come quella di Tione, poco più in là. Idem quella sbandierata dal Direttore generale a Levico.

In definitiva: da quattro anni stiamo discutendo di modifiche dell’accordo provinciale del 2013 che non hanno ancora trovato un punto definitivo per l’incertezza della collocazione delle poche risorse economiche messe a disposizione, e che non trova la giusta valorizzazione nè dei medici di medicina generale nel loro ruolo di liberi professionisti, nè nella loro attività giornaliera poichè continuano da parte Apss i tentativi di modificare il contratto per introdurre un potere gerarchico, simile a quello dei dipendenti, sui nostri medici.

L’esempio di viale Verona è una conferma. Pur in presenza del vecchio testo sulle Aft. l’Azienda, nei vari incontri,come ha tentato di fare a Pinzolo,anche qui sta forzando le norme e sta imponendo nuove funzioni all’Aft che spetterebbero invece al referente della stessa, ancora da nominare secondo un criterio democratico, firmato da tutti, che parta dal basso.

Anzichè favorire il miglior coordinamento dove poter dare il meglio del proprio bagaglio professionale, anche in nuovi progetti, l’Azienda sembra voler acquisire il potere di decidere della vita e della professionalità dei nostri liberi professionisti comandando chi ha profuso fino ad oggi energie e soldi per costruirsi uno studio sul territorio, a contatto con i residenti e non, capillarmente distribuiti ed in vicinanza dei cittadini fragili, non autosufficienti,oncologici, investendo in innovazioni i propri soldi.

Stendiamo un velo pietoso su questa ennesima operazione che Apss e Assessorato hanno cercato di propinarci.Avvisiamo i cittadini che anche per le aggregazioni e le Uccp siamo in una babele di confusione che non fa onore nè a Bordon nè a Zeni e men che meno alla Provincia autonoma di Trento.

Disorganizzazione aziendale totale e programmazione provinciale inesistente a disposizione della medicina generale.Se il buon giorno, con Pinzolo (contrattualizzata in maniera adeguata solo dopo un simile tentativo di nascita fuori dalla disciplina collettiva), doveva vedersi dal mattino, oggi siamo ancora a notte fonda.

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Nicola Paoli
Segretario generale Cisl medici del Trentino