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Corte appello Venezia: legittimata la madre sociale “messa alla porta”. Un passo avanti a tutela dei figli arcobaleno.

Per la prima volta un giudice apre al diritto della madre sociale, cioè della ex compagna della madre partoriente, di rivolgersi direttamente al giudice per rivendicare il diritto a mantenere i rapporti con le proprie figlie quando questo è interrotto dall’unico genitore riconosciuto in Italia. Un passo avanti importante in un Paese in cui il secondo genitore dello stesso sesso può ancora essere messo alla porta con troppa facilità.

Con una decisione del 2 luglio 2019 che oggi è resa nota la Corte di appello ha deciso il reclamo contro la decisione del Tribunale per i minorenni di Venezia di negare alla madre sociale il diritto di ricorrere a tutela della propria relazione con le figlie, improvvisamente interrotta per decisione unilaterale della madre partoriente e allo stato unico genitore sull’atto di nascita. Per il Tribunale ciò non sarebbe consentito dalla normativa italiana.

Le donne avevano entrambe prestato il consenso alla fecondazione assistita realizzata all’estero. La madre intenzionale ha potuto accudire le bambine fino all’inizio della scuola primaria. Nell’ultimo anno, in cui la coppia viveva oramai separata, aveva anche mantenuto economicamente la prole e condiviso la loro cura. La Corte rigetta il reclamo, ma nel contempo avalla la tesi dello studio legale Schuster secondo cui il diritto del minore di crescere in famiglia e di mantenere rapporti significativi va riconosciuto a ogni persona che si sia dimostrata idonea a instaurare con il minore medesimo una relazione affettiva stabile, dalla quale quest’ultimo possa trarre un beneficio sul piano della sua formazione e del suo equilibrio psico-fisico. La Corte, di fatto, ritiene applicabile questo principio anche al genitore sociale dello stesso sesso. Il rigetto è motivato dal fatto che il diritto di rivolgersi al giudice sarebbe dipendente dal dato che «un tale rigoroso accertamento di fatto è ancora in corso».

Per la cliente e co-madre, che intende rimanere anonima in questa fase delicata per lei e per le figlie, «è importante far capire la vulnerabilità in cui si trova il genitore non riconosciuto, alla mercé dell’altro, che ha pieni poteri. E se una coppia in rapporti sereni può ricorrere all’adozione, quando l’unico genitore riconosciuto non presta il proprio consenso, l’altro genitore è abbandonato al suo destino. Il Tribunale per i minorenni di Venezia ha comunque ben colto dove stia il bene delle mie bambine e ordinato che il rapporto fra me e le bimbe sia essere ripristinato con urgenza. Tuttavia, a quasi un anno dall’ultima volta che le ho viste, non le ho più potute abbracciate e nemmeno sentire al telefono. Ai problemi del diritto, si assommano quelli dei meccanismi della giustizia minorile».

Per l’avvocato Schuster, «questo è un importante passo avanti, perché andiamo oltre la Corte costituzionale che in una sentenza del 2017 aveva detto che la Costituzione non impone di consentire alla madre sociale di rivolgersi ad un giudice. Stiamo seguendo sfortunatamente diversi casi di madri “messe alla porta” e stiamo cercando di percorrere tutte le strade possibili per trovare dei rimedi giuridici ad una situazione che, per colpa di dissidi fra adulti, alla fine vede i bambini soffrire. Sono minori privati dall’oggi al domani della figura di un genitore che era presente con il suo amore e le sue cure fino al giorno prima. L’adozione non è la soluzione: la vulnerabilità del genitore detto “sociale” comporta traumi irreversibili, alienazione parentale, contenzioni dai costi notevoli. Nel silenzio del Parlamento, i bambini vanno comunque tutelati».

 

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Studio legale / Kanzlei

RA/Avv. Alexander Schuster, Ph.D. (Strasbourg)

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