PROVINCIA AUTONOMA TRENTO

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PROVINCIA AUTONOMA TRENTO

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Alle dichiarazioni diffuse ieri dall’assessore Segnana sul taglio ai contributi provinciali ai diagnosticati per l’acquisto degli alimenti senza glutine, replica oggi la sezione trentina l’Associazione italiana celiachia (AICT).

Proprio il fatto, ricordato dall’assessore, che il Trentino è stata l’ultima tra le regioni e le province autonome ad adeguarsi al decreto ministeriale e abbia mantenuto fino ad oggi gli importi in essere da anni (importi che ci distinguevano positivamente rispetto al resto d’Italia insieme al diverso e miglior sistema di erogazione), aveva alimentato nelle persone affette da celiachia residenti nel nostro territorio la comprensibile aspettativa che la Giunta provinciale non intendesse limitarsi a recepire pedissequamente la drastica riduzione dei limiti di spesa introdotta a livello nazionale nel 2018. Aspettativa giustificata anche dal confronto tra l’assessorato e AICT che aveva evidenziato il problema delle fasce deboli che sarebbero state maggiormente colpite dai tagli.

Grande è stata quindi la delusione nel constatare che con questa decisione la Provincia ha semplicemente e immotivatamente ritardato di molti mesi questa decisione rispetto alle altre regioni. E ora tenta di giustificare il ritardo sostenendo di essere stata obbligata ad applicare anche in Trentino il decreto ministeriale. “Se non l’avessimo fatto saremmo stati sanzionati”, ha detto l’assessore. Ma allora perché attendere tutto questo tempo (tra l’altro con il rischio di essere comunque sanzionati per non aver provveduto prima)? Per spiegarci meglio le ragioni della “stangata” dettate da Roma?

Il punto vero della questione, sul quale attendiamo ancora una risposta dell’assessora, riguarda i margini di autonomia che la Provincia avrebbe potuto e dovuto esercitare in materia. AICT ritiene che questi margini esistano. E chiede per questo all’assessore di discuterne ancora insieme, non chiudendo alla possibilità di riconsiderare questa scelta alla luce degli effetti negativi – sanitari, economici e sociali – che il taglio dei contributi pubblici per l’acquisto dei prodotti senza glutine ha sulle fasce più deboli della popolazione celiaca, costituite da bambini, anziani e ragazzi affetti da celiachia. Bambini che l’assessore considera “una minima percentuale rispetto al totale”, mentre è proprio questa la fascia di età in cui le diagnosi di celiachia sono maggiormente in crescita.