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CONSIGLIO PROVINCIALE TRENTO * VIOLENZA DONNE: « CONCLUSA LA DISCUSSIONE GENERALE SUL DDL CHE INTRODUCE L’ASSEGNO DI AUTODETERMINAZIONE »

Consiglio, conclusa la discussione generale sul ddl che introduce l’assegno di autodeterminazione per le donne che hanno subito violenza.

In Consiglio, nel secondo giorno della sessione di febbraio, si è aperto il confronto sul ddl dell’ex consigliere di Futura, Paolo Ghezzi, che ha l’obiettivo di introdurre quello che viene definito l’assegno di autodeterminazione per le donne vittime di partner violenti. Nel corso della mattina si è conclusa la discussione generale e la seduta è stata chiusa quaranta minuti prima dell’una per dare il tempo all’assessora Segnana di affrontare il confronto con i consiglieri di minoranza che hanno presentato otto ordini del giorno. La seduta riprenderà quindi alle 15.

Sì all’ultima risoluzione sul Covid: impegno per l’assistenza psicologica dei lavoratori delle Rsa.

La mattinata si è aperta con il sì all’ultima risoluzione sull’emergenza Covid, quella di Vanessa Masè (La Civica) che è stata votata all’unanimità. Risoluzione, che impegna la Giunta a operare per assicurare assistenza psicologica agli operatori delle Rsa che hanno affrontato e stanno affrontando mesi estremamente difficili. L’assessora Segnana ha condiviso la proposta e ha detto che si sta mettendo in campo una risposta sul piano psicologico per le Rsa. Masè, nella presentazione della risoluzione, ha ricordato le difficoltà del personale che opera in questo delicato settore che, per molti aspetti, durante l’emergenza, almeno dal punto di vista mediatico, sono rimasti in ombra. Il documento si basa su un’indagine della Facoltà di scienze cognitive che ha evidenziato che il 43% dei lavoratori delle Rsa trentine hanno evidenziato livelli di stress alto o moderato. Vanessa Masè ha ricordato, infine, che alcune strutture hanno già introdotto il supporto psicologico, iniziative che vanno sostenute anche perché il personale rischia l’effetto “reduce” una volta tornata la normalità.

Vicepresidente del Consiglio, ancora un nulla di fatto.

Si è poi passati al punto sull’elezione del vicepresidente del Consiglio ma nessuno ha preso la parola e quindi c’è stata un altra fumata nera. Dopo una riunione dei capigruppo è stato deciso il rinvio dell’elezione dei tre nomi, uno ladino, uno cimbro e uno mocheno, che compongono l’autorità delle minoranze linguistiche. Al presidente Kaswalder è stato chiesto di compiere una “ricognizione” tra le minoranze linguistiche per trovare tre nomi di alto livello, i quali, a loro volta, eleggeranno il presidente dell’autorità. Il presidente uscente, Dario Pallaoro e le altre due componenti, Giada Nicolussi e Luciana Rasom (il loro mandato settennale scade a marzo) non sono più rieleggibili. In coda alla capigruppo Ugo Rossi (Patt) ha chiesto a Kaswalder di insistere con la Giunta, in base a una risoluzione votata dal Consiglio, la comunicazione sui dati dei positivi Covid venga completata. Mentre Alex Marini ha sottolineato l’importanza che sul tema delle medie derivazioni idroelettriche (sospeso in Terza commissione) l’esecutivo non si limiti agli emendamenti, ma presenti un ddl ad hoc. Infine, è stato convalidato dal Consiglio, con 29 sì e un astenuto, il subentro di Paolo Zanella a Paolo Ghezzi.

Coppola: l’assegno, un mezzo per riconquistare la libertà.

Si è aperta poi la discussione sul disegno di legge per istituire quello che viene definito l’assegno di autodeterminazione per le donne che hanno subito violenza. Un ddl approvato in commissione all’unanimità e che è stato presentato da Lucia Coppola (il primo firmatario è l’ex consigliere Paolo Ghezzi) la quale ha affermato che questo intervento riguarda la parte post emergenziale dell’assistenza alle donne che è anche la più delicata perché implica lo sforzo per le vittime di entrare in una nuova fase della vita, una vita libera dalla violenza. L’assegno, ha sottolineato, permetterà alle donne di affrontare l’indipendenza con maggiore serenità. Un mezzo temporaneo che accompagna le persone nella conquista della libertà da tutti i punti di vista. Coppola ha ricordato che il tema è importantissimo, se si pensa che le denunce sono migliaia, anche se rappresentano solo la punta di un iceberg. Basta pensare che, in base ai dai Istat, ben il 31% delle donne hanno subito nel corso della loro vita una qualche forma di violenza. Una situazione allarmante che si è aggravata durante il lockdown, e questo perché il 61% dei casi delle violenze avviene in casa, e un altro 16% da parte di altri familiari. Un tragedia continua: ogni tre giorni in Italia una donna viene uccisa. Il ddl si rivolge, ha concluso, non solo alle donne che hanno fatto denuncia, ma riguarda tutte quelle prese in carico dai servizi di tutela.

Zanella: la crescita della violenza è correlata alla disoccupazione.

Paolo Zanella è partito dall’amara constatazione che i femminicidi sono stati in crescita nel 2020 e l’emergenza Covid ha pesato particolarmente sulla disoccupazione femminile: in Italia su 101 mila lavoratori che hanno perso il lavoro, ha ricordato, 99 mila sono donne. I dati tra violenza e perdita del lavoro, ha continuato, sono correlabili perché la fragilità economica espone di più alle situazioni violente perché per le donne calano le possibilità di indipendenza. Il ddl, ha detto ancora Zanella, completa la legge del 2010 perché introduce l’assegno di autodeterminazione, il linea con le nuove norme statali. Per ciò che riguarda gli alloggi, constatando che ci sono già strumenti per agevolare le donne vittime di violenza, Zanella ha presentato un odg che impegna la Giunta a pubblicizzare le soluzioni in vigore che sono: la locazione temporanea; il canone moderato per 18 mesi e contributo integrativo al canone di mercato. Zanella ha ricordato che è importante non subordinare l’assegno alle donne che sporgono denuncia che sono solo il 30% del totale di quelle che subiscono violenze.

Demagri: una proposta a favore di una parte di popolazione in gravi difficoltà.

Paola Demagri (Patt), annunciando il sì al ddl, ha detto che la proposta va a favore di una parte di popolazione in gravi difficoltà e debolezza. Il lavoro in commissione, ha aggiunto, ha migliorato il testo rendendo più agevoli le possibilità alle donne di intraprendere un percorso di emancipazione dalla situazione di violenza.

Ferrari: va sradicata la mentalità del possesso che sta alla base della violenza.

Sara Ferrari (Pd) ha definito la proposta un ulteriore passo avanti per affrontare con efficacia una piaga sociale qual è la violenza sulle donne. Piaga che ha profonde radici storico culturali. Lo scorso anno, ha ricordato sottolineando la gravità della siuazione, ci sono stati 81 femminicidi e in queste ore si sta celebrando un processo per un caso avvenuto in Trentino. Un drammatico fenomeno sia privato che pubblico che va affrontato prima di tutto sul piano della prevenzione. Il Trentino, con la legge del 2010, ha affermato Ferrari, è un esempio anche di prevenzione dei reati contro le donne. C’è la necessità di sondare il fenomeno che vede in Trentino 51 donne al mese denunciare violenze, un numero preoccupante. Va tenuto conto che, per l’Istat, ciò che è emerge è solo il 10% del totale. Bisogna far capire, ha aggiunto la consigliera Pd, alle vittime di violenza che ne possono uscire in sicurezza. Con questo ddl, inoltre, si offre la libertà economica, la cui mancanza è uno dei deterrenti che impediscono a queste donne di uscire dalla violenza. La capogruppo dem ha poi ricordato che queste queste persone non solo sole, ma spesso hanno figli che sono, a loro volta, vittime di violenza assistita e con le madri vivono il percorso di uscita da queste drammatiche situazioni. In Trentino, ha ricordato, lo scorso anno i bambini presi in carico dai servizi sono stati 600. Figli che sono stati segnati dalla violenza e che rischiano di diventare a loro volta violenti in famiglia. Parlare di questa piaga, ha continuato Sara Ferrari, è fondamentale per togliere il velo su questo fenomeno. Serve, inoltre, creare un cultura contro la violenza a partire dalla scuola. Va messa in campo un’operazione culturale che sradichi la mentalità del possesso che spesso sta alla base della violenza. Su questi temi la consigliera Pd ha presentato un odg.

Marini: va affrontato il gap previdenziale e di reddito tra donne e uomini.

Alex Marini è partito dai dati della Polizia che dicono che, a fronte di un calo degli omicidi, i femminicidi sono aumentati. In Parlamento, ha ricordato, è stata costituita un commissione di inchiesta parlamentare che ha prodotto tre relazioni che tracciano il quadro del fenomeno, anche alla luce dell’emergenza Covid. Con la pandemia, ha detto ancora, c’è stato un calo di denunce conseguente al fatto che le donne fanno più fatica a chiedere aiuto. Negli ultimi 25 anni, ha ribadito l’esponente di 5 Stelle, c’è stato calo costante degli omicidi, mentre le uccisioni di donne sono rimaste stabili: un omicidio ogni due anni ogni 100 mila abitanti. Importante per Marini è l’educazione emotiva; all’intelligenza emotiva. Su questo tema il consigliere ha presentato un odg. Per Marini vanno coinvolti lo psicologi per rafforzare nelle scuole l’educazione emotiva. Il consigliere ha poi affrontato il tema previdenziale e salariale delle donne. Il tasso di occupazione in Italia, ha sottolineato, è basso: il 49,5% a fronte al 68% degli uomini. Solo la Grecia fa peggio. Stesso ragionamento per la disoccupazione femminile che da noi è al 35% contro la media europea del 14%. La pensione media delle donne nel 2017 era di circa 17 mila euro a fronte ai quasi 24 mila degli uomini. Il Trentino, ha aggiunto, non si discosta da questi dati, soprattutto in materia previdenziale. Su questi temi Marini ha presentato un odg perché questo gap, almeno sulla pensione complementare, possa essere colmato.

Coppola: premi a chi promuove iniziative contro la violenza.
Lucia Coppola (Misto), lamentando il fatto che quando Sara Ferrari parlava di educazione contro la violenza in aula si sono sentiti mugugni, ha presentato il suo odg che fa riferimento alla Convenzione di Istanbul che sottolinea l’importanza di promuovere una cultura per superare la mentalità secolare di sopraffazione nei confronti delle donne. L’impegno dell’ordine del giorno è di prevedere dei premi a favore delle realtà sociali che promuovono azioni e progetti contro la violenza sulle donne.

Rossato: la violenza sulle donne deve rientrare a pieno titolo nell’emergenza Covid.

Katia Rossato (Lega) ha sottolineato l’importanza di alzare l’attenzione su questo tema aggravato dall’emergenza Covid. Le chiamate ai centri anti violenza, ha ricordato, sono aumentate del 75% nel lockdown. Fondamentale, per l’esponente leghista, è la promozione della sensibilizzazione e dei corsi anti violenza e c’è la necessità di potenziare i servizi per mantenere i contatti con le vittime. Bene l’assegno di autodeterminazione che permette l’autonomia delle vittime. L’esempio delle donne che denunciano, ha aggiunto, è fondamentale perché rappresenta un incoraggiamento a tutte quelle che stanno vivendo una situazione di violenza. La consigliera ha ricordato inoltre l’intervento del Papa su questo tema. Katia Rossato, infine, ha auspicato che lo Stato si muova per potenziare la protezione delle donne in una fase come questa affinché questo dramma rientri a pieno titolo nell’emergenza Covid.

Masè: un ddl che va nella direzione giusta.

Vanessa Masè (La civica), ricordando che il reddito è la maggior garanzia dell’indipendenza delle donne, ha affermato che il tema della violenza riguarda anche i bambini. Secondo Masè uno degli elementi centrali è la volontà di possesso degli uomini nei confronti delle donne. Quindi, la possibilità di dare una risposta nel segno della libertà della donna, accompagnando le vittime al di là dell’emergenza, prevista dal ddl, va nella direzione giusta e inoltre dà dignità al mandato consiliare.

Segnana: va potenziata la comunicazione dei servizi antiviolenza.

L’assessora Segnana, ricordando che il ddl è condiviso dalla Giunta, ha sottolineato che va potenziata la comunicazione per far conoscere le forme di aiuto alle donne vittime di violenza. Il ddl, ha affermato, va nella direzione di quello che a livello nazionale viene chiamato il reddito di libertà, anche se la Pat farà da sé con l’assegno di autodeterminazione, anche perché non sono previsti finanziamenti statali. Segnana ha ricordato che con il Codice Rosso è già possibile far uscire di casa gli autori di violenze, ma il tema dell’indipendenza economica è rilevante, nonostante il livello alto dei servizi e le misure in essere. Nel ddl iniziale, ha ricordato, si prevedeva la denuncia, che è fondamentale anche per la repressione dei violenti. Però i servizi devono essere garantiti anche alle donne che non se la sentono di denunciare, di conseguenza è stato introdotto un emendamento che allarga lo spettro delle possibili beneficiarie al di là della presenza di una denuncia all’autorità giudiziaria. Infine, ha ricordato che l’Ufficio pari opportunità di sta mettendo a punto una campagna di comunicazione affinché le donne denuncino i violenti.