(Il testo seguente è tratto integralmente dalla nota stampa inviata all’Agenzia Opinione) –
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Chiodo di pelle, calze a rete. Tacchi che battono il tempo non sul palcoscenico, ma sul ponte della USS Missouri. In un video che fa infuriare la Marina. Ma a lei, a Cher, poco importa. Continua a camminare tra curve, salite e ripartenze, sempre con quella forza che in tutta la sua carriera – in quei 60 anni al centro di «Rock Legends», in onda sabato 11 luglio alle 23.10 da su Rai 5 – le ha permesso di trasformarsi e reinventarsi. Oltre cento milioni di dischi venduti, un Oscar, un Grammy e un Emmy. Almeno un primo posto in una classifica Billboard in sette decenni consecutivi.
Dalla ragazza dei duetti alla cantante rock degli anni ’80. Fino a una carriera di successo sul grande schermo e il ritorno dietro al microfono come disco diva negli anni 2000. Cantante, attrice o show-woman? È Cher. Cambia forma senza perdersi, fin da quando, a sedici anni, lascia la scuola e va a Los Angeles. Qui incontra con Sonny Bono e con lui canta “I’ve Got You Babe”, guardandolo negli occhi. È la canzone che nel 1965 scalza i Beatles dalle classifiche. «Lei aveva un aspetto tremendamente disinvolto ed era bellissima, mentre lui – racconta il giornalista John Aizlewood –, con quei pantaloni a righe e i capelli alla Riccardo III sembrava un giullare». Il loro look diventa presto un modello per una generazione.
Il “Sonny & Cher Comedy Hour” porta nelle case trenta milioni di spettatori a settimana. Dietro il duo, però, è Sonny a scrivere, produrre e controllare. La voce di Cher ha bisogno del suo spazio. Lo trova: “Bang Bang”, “Gypsys, Tramps & Thieves”, “Half-Breed”. Poi, il matrimonio non finisce. La sua immagine si fa più audace, il suono della voce più scuro, la sua autonomia tutta nuova. Studia recitazione, passa da Broadway al cinema, viene candidata per “Silkwood” e nel 1988 vince l’Oscar con “Stregata dalla luna”. Subito dopo torna alla musica come cantante rock: “I Found Someone”, “Heart of Stone”, undici milioni di copie vendute, e quel video sulla USS Missouri che scandalizza l’America e moltiplica la sua notorietà.
Nemmeno questo, però, è il suo ultimo volto. Nel 1998 “Believe” conquista oltre venticinque Paesi, vende undici milioni di copie e trasforma l’Auto-Tune in un nuovo linguaggio pop. Cher conquista una generazione che non l’aveva vista accanto a Sonny e dimostra che rivoluzionare il proprio stile può essere una forma di coerenza. È la lezione della prima grande donna forte del pop. A cui tutte quelle venute dopo, in qualche modo, devono qualcosa.
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