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PRC – PARTITO RIFONDAZIONE COMUNISTA: «SARZANA, RIFONDAZIONE: “LA CASA NON SIA UN PRIVILEGIO, CERTE TRAGEDIE SONO EFFETTO DI UN SISTEMA CHE HA FALLITO”»

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15.00 - sabato 7 febbraio 2026

(Il testo seguente è tratto integralmente dalla nota stampa inviata all’Agenzia Opinione) –
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Il suicidio avvenuto a Sarzana (SP) nel giorno in cui era previsto uno sfratto non può essere liquidato come una tragica fatalità. È, al contrario, il segnale evidente di un fallimento politico e istituzionale. Quando una persona arriva a togliersi la vita di fronte alla perdita della casa, significa che lo Stato è intervenuto solo nel momento della coercizione, dopo essere stato assente in tutto ciò che avrebbe potuto prevenire quel dramma.

Uno sfratto esecutivo privo di qualsiasi alternativa abitativa, di un accompagnamento sociale e di un progetto di sostegno non risolve alcun problema: sposta semplicemente il disagio, trasformandolo in emergenza umana. Mettere una persona fragile “in mezzo a una strada” non significa applicare la legge con giustizia, ma rinunciare alla responsabilità sociale che dovrebbe sempre accompagnarla.

Questo episodio si inserisce in un quadro nazionale sempre più preoccupante. Proprio in questi giorni il Governo, attraverso il cosiddetto “decreto sicurezza”, affronta il tema degli sfratti e della precarietà abitativa scegliendo la strada della repressione e dell’aumento del ricorso alla forza pubblica, senza prevedere strumenti strutturali di prevenzione, di welfare abitativo o di reale presa in carico delle situazioni di disagio. La casa non viene più considerata un diritto sociale, ma ridotta a una questione di ordine pubblico.

È questa la cifra politica della destra: povertà, marginalità e fragilità vengono lette esclusivamente come problemi di sicurezza. Non si interviene sulle cause — precarietà, solitudine, mancanza di servizi, impoverimento — ma solo sugli effetti, quando il disagio esplode. Anche nella nostra provincia ne vediamo quotidianamente le conseguenze, con un aumento di drammi sociali e personali che non trovano risposte, se non tardive e repressive.

Ricordare tragedie come quella recente di Aba, avvenuta all’interno di uno dei pilastri della società come la scuola, significa ribadire che la prevenzione non passa da più divise o da più forza, ma da politiche sociali, sanitarie e abitative capaci di intercettare il disagio prima che diventi irreversibile.

Anche sulla casa e sul diritto all’abitare è necessario adottare un punto di vista diverso, senza scordare che anch’essa costituisce le fondamenta della società, ma si è divenuta nel tempo un problema strutturale legato alla mercificazione dell’abitazione e alla concezione della proprietà immobiliare unicamente come strumento di rendita. Senza un cambio radicale di paradigma, continueremo a contare vittime e a chiamarle “emergenze”, quando in realtà sono il risultato diretto di scelte politiche precise.

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