Di Luca Franceschi
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Anche nel giorno del Primo Maggio, come già accade il 25 aprile, i centri commerciali e i supermercati continueranno a operare regolarmente. Ciò è reso possibile dalla norma di liberalizzazione selvaggia approvata con voto bipartisan durante il governo Monti. In risposta a questa situazione, Rifondazione Comunista lancia un invito al boicottaggio delle strutture della grande e media distribuzione che rimarranno aperte nel giorno della festa dei lavoratori.
L’apertura dei centri commerciali durante tutti i giorni festivi dell’anno rappresenta una prepotenza inaccettabile verso i lavoratori e le lavoratrici. Questa scelta iperliberista ha permesso lo sfruttamento intensivo delle maestranze della grande distribuzione, instaurando al contempo una concorrenza sleale ai danni del piccolo commercio e degli esercizi di vicinato.
La grande distribuzione, attraverso questa norma, ha potuto acquisire la maggior parte della spesa delle famiglie italiane, determinando la crisi del piccolo commercio e la desertificazione progressiva delle città e dei paesi. Paradossalmente, nonostante le promesse, non si è registrata alcuna riduzione effettiva dei prezzi. Al contrario, i lavoratori hanno perso il diritto al riposo e alla festa, mentre i centri abitati continuano a svuotarsi.
Si tratta di una decisione antisociale che avvantaggia esclusivamente i grandi gruppi commerciali. Non è corretto equiparare lo shopping a servizi essenziali come la sanità o i trasporti, che legittimamente devono garantire continuità anche nei giorni festivi.
Da anni l’Italia persegue una politica favorevole alle catene della grande distribuzione, che peraltro contribuiscono minimalamente all’economia locale sia dal punto di vista delle forniture che del reinvestimento dei profitti. Rifondazione Comunista chiede con fermezza l’abolizione di questa norma e il ritorno a un modello di regolamentazione delle aperture domenicali e festive affidato a regioni e comuni, come avviene nella maggior parte d’Europa.
La liberalizzazione degli orari e delle aperture rappresenta un aspetto più ampio di un modello sociale in cui il profitto viene anteposto agli esseri umani. Le politiche neoliberiste progressivamente erodono diritti, reddito, spazi di vita e libertà.
La “liberalizzazione” non costituisce affatto un segnale di modernità o di progresso inevitabile al quale adeguarsi. Al contrario, in Francia, in Germania e nella maggior parte dei paesi europei europei vige il principio dell’apertura domenicale e festiva concessa per deroghe specifiche, oppure una regolamentazione attentamente calibrata al fine di tutelare i lavoratori, il piccolo commercio e i consumatori.
Fermare la dilagante espansione della grande distribuzione e restituire vitalità alle città e ai paesi non è un obiettivo impossibile. I consumatori possono essere adeguatamente serviti attraverso una turnazione delle aperture regolamentata in base alle necessità territoriali, mantenendo al contempo la salvaguardia dei diritti di coloro che lavorano.
