(Il testo seguente è tratto integralmente dalla nota stampa inviata all’Agenzia Opinione) –
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“La sentenza sul caso Predator in Grecia è uno spartiacque. Un tribunale ha condannato a otto anni di carcere quattro persone, tra cui il fondatore di Intellexa Tal Dilian, per l’uso illegale del software spia Predator. Una vicenda gravissima, che ha colpito oltre 90 tra politici, giornalisti e alti funzionari militari.
Questa sentenza rappresenta un passo importante per la giustizia e per lo Stato di diritto in Europa, dimostrando che chi lucra sulla violazione della privacy e delle libertà democratiche non è intoccabile. Tuttavia, questo deve essere solo un punto di partenza: dobbiamo mantenere altissima l’attenzione sugli abusi legati agli spyware.
Quello greco non è affatto un caso isolato. Non possiamo dimenticare lo scandalo globale di Pegasus, che ha colpito indiscriminatamente leader politici ed esponenti delle istituzioni, fino ad arrivare al più recente caso Paragon, le cui armi invisibili sono state puntate contro giornalisti e attivisti. Su questo fronte, chiediamo totale trasparenza alla luce delle indagini in corso da più procure italiane. I cittadini hanno il diritto di sapere come e da chi vengono spiati.
Di fronte a queste violazioni ripetute, dove sono le istituzioni europee? Quali risposte concrete stanno dando la Commissione e il Consiglio? Nessuna, rischiamo di abituarci alla violazione della democrazia”.
