Di Luca Franceschi
///
Secondo Sandro Ruotolo, responsabile Informazione nella segreteria nazionale del PD ed europarlamentare, la gestione della Rai da parte del governo Meloni rappresenta un fallimento su più fronti: democratico, industriale ed editoriale. Il dirigente del Partito Democratico sostiene che fin dalle origini l’esecutivo ha concepito il servizio pubblico radiotelevisivo come uno spazio di occupazione politica, procedendo alla sostituzione di dirigenti, direttori e conduttori sulla base dell’appartenenza o della lealtà piuttosto che del merito professionale, con l’intento di trasformarlo in uno strumento di propaganda governativa.
I dati di ascolto rivelano una realtà che contraddice le promesse iniziali. La Rai evidenzia un progressivo calo degli ascolti, una perdita di identità editoriale e una diminuzione della competitività nel mercato televisivo. Rai3 viene superata da La7, mentre Mediaset si posiziona davanti al servizio pubblico. L’intera azienda mostra chiari segni di difficoltà, conseguenza diretta delle scelte politiche adottate e non di fattori esterni incontrollabili.
Nel contesto generale si inserisce anche la questione del programma Report e del suo conduttore Sigfrido Ranucci. Ruotolo evidenzia che sebbene gli aspetti legati all’inchiesta in corso debbano essere affrontati unicamente dalla magistratura, è evidente un clima politico orientato a delegittimare una delle poche trasmissioni che mantiene ancora viva la pratica del giornalismo d’inchiesta, rappresentando uno dei rari elementi di forza di Rai3.
Il governo porta inoltre responsabilità significative sul piano europeo. L’Italia continua a non conformarsi all’European Media Freedom Act e la riforma della governance della Rai rimane bloccata. La Commissione europea è pronta a contestare le risposte inadeguate fornite dall’esecutivo italiano, esponendo il Paese a un grave conflitto con le istituzioni europee proprio sulla questione cruciale dell’indipendenza del servizio pubblico.
La questione di fondo, però, risulta ancora più rilevante. Mentre poche piattaforme digitali private concentrano un potere considerevole sull’informazione, il servizio pubblico viene progressivamente trasformato in una televisione espressione degli indirizzi governativi, con la conseguenza che gli spazi dedicati al pluralismo si riducono sempre più. Quando diminuiscono gli spazi riservati all’informazione libera, diminuiscono parallela e inevitabilmente anche gli spazi della democrazia, rappresentando il vero problema che la società italiana si trova a fronteggiare.
