(Il testo seguente è tratto integralmente dalla nota stampa inviata all’Agenzia Opinione) –
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Il divario lavorativo e salariale fra uomini e donne è ancora altissimo, la povertà non arretra e la disuguaglianza rimane una caratteristica intrinseca al sistema. Il Gender Policy Report del 2025 di INAPP dipinge un quadro impietoso della situazione delle donne in Italia, situazione che il Governo continua a ignorare, presentando i dati sulla crescita dell’occupazione fra le donne per sminuire il tasso di inattività (una media nazionale del 42,4%, oltre il 56% nelle regioni del Sud).
La crescita non coincide con l’emancipazione: le donne entrano nel lavoro, ma “restano” meno, soprattutto al Sud. È la porta girevole della precarietà, spinta da carichi di cura sbilanciati, servizi insufficienti e segregazione.
Il Report segnala anche un punto decisivo: misurare la povertà sul reddito familiare spesso nasconde quella femminile, perché dà per scontata una condivisione equa dentro le famiglie. Così la vulnerabilità delle donne diventa invisibile: povertà è anche rinuncia, come mostrano i dati sul rinvio di cure per ragioni economiche.
E qui sta la responsabilità politica: la legge di bilancio resta un mosaico di bonus e incentivi, senza una strategia che redistribuisca la cura e migliori la qualità del lavoro femminile. Senza investimenti strutturali su servizi educativi, non autosufficienza, tempi di vita, contrasto al part-time involontario, trasparenza salariale e carriere, si riparano effetti, non cause.
Noi Donne Democratiche lo diciamo con nettezza: l’occupazione femminile è la leva di sviluppo che l’Italia spreca. Se la povertà delle donne resta nascosta in politiche generaliste, il prezzo lo pagano democrazia, crescita e welfare. E lo pagheremo tutte e tutti.
