Di Luca Franceschi
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Il Consiglio dei ministri ha deciso di prorogare fino al primo maggio il taglio delle accise sui carburanti. Si tratta di una decisione positiva, ma che risulta insufficiente per affrontare adeguatamente la situazione. Quello che emerge è il quadro di un governo che procede senza una strategia complessiva, limitandosi a interventi temporanei settimana dopo settimana, nella speranza che il conflitto internazionale termini rapidamente e che i prezzi petroliferi scendano autonomamente.
L’entità dello sforzo economico italiano è di cinquecento milioni di euro distribuiti su tre settimane. Un importo che rappresenta il minimo indispensabile per fronteggiare una crisi energetica che sta provocando conseguenze gravi sia sulle famiglie che sul sistema economico. Questo intervento appare particolarmente modesto se comparato con le iniziative intraprese dai principali paesi europei. La Spagna, per esempio, ha implementato un piano da cinque miliardi di euro che comprende la diminuzione dell’aliquota IVA su gas ed energia elettrica, aiuti diretti alle famiglie in condizioni di vulnerabilità economica, l’introduzione di un limite massimo al costo del gas impiegato per generare corrente e interventi di consolidamento delle aziende ad alta intensità energetica. L’Italia invece proroga semplicemente il taglio delle accise per altre tre settimane.
La misura adottata ha carattere generale e trasversale, elemento che la rende certamente vantaggiosa ma che non consente di differenziare gli interventi a seconda delle necessità specifiche. Inoltre, non affronta il problema fondamentale costituito dalle conseguenze della crisi energetica sui nuclei familiari più deboli e sulle attività produttive. Per questi motivi è necessario che il governo intervenga con tempestività su due aspetti distinti. In primo luogo occorre aumentare significativamente, almeno raddoppiando, il contributo straordinario presente nel decreto bollette rivolto alle famiglie beneficiarie del bonus sociale per la luce e il gas. Queste sono le persone che sopportano le maggiori sofferenze economiche e meritano una risposta proporzionata e concreta, non meramente formale. In secondo luogo è indispensabile introdurre azioni concrete di aiuto alle piccole e medie imprese, che corrono il rischio di una perdita permanente di competitività sul mercato qualora lasciate ad affrontare da sole il peso insostenibile delle fatture energetiche.
La crisi energetica rappresenta una sfida di portata strutturale, non una situazione temporanea e circoscritta. Per questa ragione richiede risposte della medesima portata. Il governo deve abbandonare l’atteggiamento di improvvisazione e presentare una strategia solida, dotata di finanziamenti sufficienti e di azioni specificamente mirate. La stabilità sia sul piano sociale che su quello economico della nazione dipende da questa capacità di azione.
