(Il testo seguente è tratto integralmente dalla nota stampa inviata all’Agenzia Opinione) –
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L’operazione che ha portato a 21 arresti a Mondragone, nel casertano, conferma una verità che non possiamo eludere: la camorra cambia nomi, ma non natura. Un clan che prende il posto del gruppo Latorre, estorsioni come attività principale, riti di affiliazione e giuramenti “puntuti” che richiamano codici antichi, fino a definire un attentato ai carabinieri come “atto di coraggio”. È la cultura mafiosa che si riproduce.
Le mafie – Cosa Nostra, ‘Ndrangheta, camorra – attraversano la storia italiana da prima dell’Unità. Non vivono solo di traffici illeciti, ma di relazioni: con pezzi della politica, dell’economia, della finanza. Finché non spezziamo questi legami, continueremo a contare arresti senza aver vinto la guerra.
La repressione è necessaria, ma non basta. Serve rompere l’area grigia: trasparenza negli appalti, tracciabilità finanziaria, protezione per chi denuncia, investimenti in scuola e lavoro nei territori più esposti. Altrimenti i clan cambieranno nome, ma continueranno a essere mafie.
