Di Luca Franceschi
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Le dimissioni di Tomaso Montanari dal comitato scientifico degli Uffizi rappresentano un gesto di coerenza che merita rispetto e sostegno. Quando persino gli Uffizi si trasformano nel terreno di occupazione politica del governo Meloni, chi ha a cuore l’autonomia della cultura ha il preciso dovere di denunciare la situazione.
Come accade ormai da quattro anni, le nomine hanno risposto a un criterio di appartenenza politica piuttosto che di competenza professionale. Si tratta di una vera e propria lottizzazione culturale che piega uno dei musei più importanti al mondo agli equilibri di parte e agli interessi di governo.
Montanari ha deciso di uscire sbattendo la porta perché rifiuta categoricamente di fare da foglia di fico a questa deriva. Una presa di posizione netta contro un sistema che antepone la fedeltà politica al merito e alla competenza nel settore culturale.
Gli esponenti del Movimento 5 Stelle in commissione cultura hanno annunciato che chiederanno conto di questa situazione al ministro Alessandro Giuli attraverso un’interrogazione parlamentare. Secondo i pentastellati appare evidente che lo stesso Giuli sia consapevole della fondatezza delle ragioni di Montanari, ma come sempre deve sottostare agli ordini che arrivano dall’alto.
