Di Luca Franceschi
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Un nuovo rapporto dell’Ufficio parlamentare di bilancio ha acceso i riflettori su una trasformazione che sta interessando il sistema sanitario italiano. I dati presentati nel Focus mostrano come il Servizio sanitario nazionale stia attraversando una fase di cambiamento profondo, caratterizzata da uno spostamento progressivo verso un modello ibrido in cui il settore privato acquisisce un peso sempre maggiore.
La situazione emersa dall’analisi evidenzia come la spesa sanitaria complessiva nel nostro Paese si attesti all’8,4% del Prodotto interno lordo, una percentuale inferiore rispetto ai principali Stati europei. Ma il dato più preoccupante riguarda la composizione di questa spesa: la quota pubblica si ferma al 73%, mentre aumenta significativamente il peso delle famiglie, che devono sostenere direttamente il 23,6% dei costi sanitari.
Questa dinamica comporta conseguenze dirette sui cittadini, sempre più spesso costretti a ricorrere alle proprie risorse economiche per accedere alle cure mediche. Una situazione che mette a rischio l’equità del sistema e crea evidenti disparità nell’accesso ai servizi sanitari.
Negli ultimi dieci anni si è registrata una crescita significativa delle forme di finanziamento sanitario private. Gli iscritti a fondi integrativi e assicurazioni sono passati da 5,8 a 16,3 milioni, con risorse che hanno superato i 3 miliardi di euro. Questi strumenti vengono spesso utilizzati per prestazioni che sostituiscono, anziché integrare, i servizi del Servizio sanitario nazionale.
Il fenomeno è incentivato anche dalle agevolazioni fiscali previste dalla normativa, che però producono effetti controversi. Queste misure sottraggono risorse all’erario pubblico e tendono a favorire principalmente i redditi medio-alti, contribuendo ad ampliare le disuguaglianze sia a livello territoriale che sociale.
Parallelamente, il sistema pubblico ha subito un progressivo indebolimento strutturale. Tra il 2009 e il 2017 si è registrata una riduzione di circa 46.500 dipendenti, una perdita solo parzialmente compensata negli anni successivi. Questa carenza di personale stabile ha portato a un maggiore ricorso a soluzioni temporanee e precarie.
I numeri relativi alle consulenze esterne sono particolarmente significativi: i costi sono aumentati dell’80% nel periodo compreso tra il 2019 e il 2024. La spesa per medici e infermieri a gettone ha raggiunto i 460 milioni di euro in un solo anno, testimoniando come il sistema si regga sempre più su soluzioni emergenziali piuttosto che su una programmazione stabile e strutturata.
Anche dal punto di vista dell’offerta sanitaria si osserva uno spostamento verso il settore privato. La quota pubblica del valore aggiunto nel comparto sanitario è scesa al 53%, mentre le strutture private accreditate hanno ampliato la propria presenza, particolarmente nell’ambito dell’assistenza territoriale.
Il settore delle imprese sanitarie private ha raggiunto dimensioni considerevoli, con un valore di quasi 70 miliardi di euro e un’occupazione di 1,2 milioni di lavoratori. Tuttavia, questo sviluppo presenta criticità significative in termini di costi, redditività e sostenibilità complessiva del sistema.
Il quadro che emerge dall’analisi delinea un sistema sanitario sempre più caratterizzato dall’integrazione tra pubblico e privato, ma anche sempre più esposto a rischi significativi. Tra questi, le crescenti disuguaglianze nell’accesso alle cure, le inefficienze legate ai costi intermedi e i fenomeni di inappropriatezza nelle prestazioni erogate.
La senatrice del Movimento 5 Stelle Mariolina Castellone, che ricopre anche il ruolo di vicepresidente del Senato, ha sottolineato la necessità di un cambio di direzione. Secondo la parlamentare, è fondamentale rafforzare il finanziamento pubblico del sistema sanitario, investire sulla stabilizzazione del personale e ridurre il ricorso a forme di lavoro precario.
L’obiettivo deve essere quello di garantire che il diritto alla salute rimanga universale e non venga condizionato dalla capacità di spesa dei cittadini. La sanità pubblica rappresenta infatti un pilastro costituzionale che non può essere progressivamente sostituito dalle logiche di mercato, ma deve continuare a garantire equità e universalità nell’accesso alle cure per tutti i cittadini.
