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M5S – MOVIMENTO 5 STELLE * PARLAMENTO: «ROGGERO, PATUANELLI (M5S): DESTRA USA IL DOLORE PER INDEBOLIRE LO STATO DI DIRITTO»

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11.45 - domenica 19 luglio 2026

Di Luca Franceschi
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Il vicepresidente del Movimento 5 Stelle Stefano Patuanelli è intervenuto sui social per esprimere la posizione del suo partito sulla vicenda Roggero, sottolineando come il caso stia rivelando aspetti ancora più preoccupanti della semplice questione giudiziaria. Secondo Patuanelli, emerge con chiarezza l’idea di Stato che la destra italiana sta proponendo ai cittadini.

Il rappresentante pentastellato ha voluto premettere la comprensione per il turbamento dell’opinione pubblica e per il dramma vissuto da chi ha subito una rapina e da una famiglia segnata per sempre. Si tratta di sentimenti reali che meritano rispetto. Proprio per questo motivo, ha sottolineato, risulta inaccettabile lo sciacallaggio politico che si sta consumando in queste ore.

Patuanelli ha evidenziato alcune dinamiche particolarmente gravi. Un ministro della Giustizia che annuncia un procedimento di grazia ignorando persino le prerogative costituzionali del Presidente della Repubblica. Un vicepremier che si reca in carcere per incontrare Roggero arrivando addirittura a ipotizzarne una candidatura politica, trasformando così una vicenda giudiziaria e umana in uno slogan elettorale. Questa deriva dovrebbe preoccupare tutti, indipendentemente dalle appartenenze politiche.

Il vicepresidente del M5S ha chiarito il ruolo che spetta alla politica. La politica può e deve discutere le leggi, modificarle e migliorarle. Non può però utilizzare il dolore delle persone per delegittimare i tribunali e mettere in discussione i principi fondamentali dello Stato democratico. In uno Stato di diritto non sono i social network, i talk show o le campagne elettorali a stabilire le responsabilità. Questo compito spetta ai giudici che applicano le leggi approvate dal Parlamento. Altrimenti non resta il diritto, ma l’arbitrio e la legge del più forte.

Patuanelli ha inoltre evidenziato un paradosso. Tutto questo proviene da chi ha costruito il proprio consenso proprio sul tema della sicurezza. La sicurezza vera però non nasce dall’idea che ciascuno possa farsi giustizia da sé. Nasce dalla prevenzione, dall’efficienza delle forze dell’ordine, dalla certezza della pena, dalla rapidità dei processi e dalla capacità dello Stato di impedire che i reati avvengano.

Dopo quattro anni di governo, la destra continua a preferire la propaganda alle soluzioni concrete. Ogni fatto di cronaca diventa un’occasione per alimentare la paura, individuare un nemico e raccogliere consenso. È accaduto con la Lega di Salvini e rischia di accadere nuovamente con il progetto politico di Vannacci. Anche la presidente Meloni ha troppo spesso dimostrato di essere più interessata a raccontare la sicurezza che a costruirla.

Uno Stato di diritto si misura proprio nei casi più dolorosi e divisivi. È facile invocare la legge quando tutti sono d’accordo. È molto più difficile difenderla quando l’emotività spinge nella direzione opposta. Chi alimenta deliberatamente questa deriva per convenienza politica non sta difendendo la sicurezza degli italiani, ma sta indebolendo le fondamenta della nostra democrazia.

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