(Il testo seguente è tratto integralmente dalla nota stampa inviata all’Agenzia Opinione) –
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“Sui giornali di destra continua il festival del vittimismo sulla presunta censura che noi avremmo invocato contro Tommaso Cerno. Ancora una volta va in scena il liberalismo della domenica della destra italiana, che si batte per il pluralismo sulle sue sparate e poi sottopone a macchina del fango o a tentativi di censura le trasmissioni televisive sgradite (forse perchè svelano le magagne degli stessi partiti al governo), o gli avversari politici, provando a tappare loro la bocca e a cacciarli dalle commissioni d’inchiesta parlamentari.
Noi però chiediamo una cosa molto semplice: è normale che un giornalista, che percepisce un compenso dalla Rai sul giornale che dirige, muova continuamente attacchi che colpiscono con estrema durezza la reputazione di una trasmissione della stessa Rai seguendo suggestioni non supportate dai fatti e anzi mistificandoli?”.
Lo dichiarano i parlamentari M5S membri della Commissione di Vigilanza Rai.
“L’attacco a Report – aggiungono – è partito dopo che qualcuno aveva provato a bloccare la messa in onda del servizio che svela novità importanti sulla pista nera in riferimento alle Stragi 1992-93, che il centrodestra italiano sta cercando di nascondere in tutti i modi.
Sarà un caso? È il pluralismo a corrente alternata? Noi alla libertà di stampa crediamo veramente, poche settimane fa il presidente Conte ha fatto un dialogo-intervista proprio con Tommaso Cerno.
Crediamo ci debba sempre essere un confronto aperto, ad esempio ci farebbe piacere confrontarci con Cerno sul tema degli editori impuri che trattano i giornalisti come merce e gli pagano salari da fame.
Il pluralismo esiste solo se le regole di correttezza, trasparenza e lealtà valgono per tutti. Se subentrano macchine del fango, calunnie e tentativi di mettere la museruola a qualcuno, il confronto finisce e inizia l’azione liberticida di chi detiene il potere.
Cerno non prenda in giro noi e soprattutto i suoi lettori, non accettiamo lezione di pluralismo da nessuno”.
