Di Luca Franceschi
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Il governo Meloni ha affrontato il Patto migratorio come un menu alla carta, selezionando solo gli elementi più convenienti per il centrodestra e traducendoli in norme il più severe possibile. Lo ha denunciato la senatrice del Movimento 5 Stelle Alessandra Maiorino durante un intervento al Senato sul decreto Giustizia-Migranti.
Viene istituito un fermo amministrativo di settantadue ore, la cui convalida è affidata al giudice di pace, un magistrato che non ha la competenza specifica per questo tipo di procedimenti. Il giudice di pace, notoriamente oberato di lavoro e in situazione di costante sotto organico, non sarà mai in grado di fornire una risposta entro le settantadue ore previste rispetto al fermo preventivo del migrante richiedente asilo.
Ma l’esecutivo si spinge oltre, introducendo il concetto di rischio di fuga su basi del tutto discrezionali. Non si tratta soltanto della mancanza di documenti, ma anche del caso in cui il migrante richiedente asilo manifesti l’intenzione di non rimanere a disposizione delle autorità o di voler raggiungere altri Stati membri. Questo significa che potenzialmente ogni migrante può essere soggetto a questo provvedimento per rischio di fuga.
La conseguenza è il confinamento amministrativo in un luogo determinato, dove vige l’istituto della finzione di non entrata. In pratica, sul territorio nazionale vengono istituiti dei non luoghi caratterizzati da una sospensione del diritto.
Quando chi detiene il potere ne abusa nei confronti di chi potere non ha, il pericolo è che questo abuso possa estendersi ulteriormente. Questi non luoghi dove i diritti vengono sospesi rischiano di potersi applicare in futuro anche ad altri cittadini, ha concluso la senatrice Maiorino.
