Di Luca Franceschi
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L’Atto Governo 400 rappresenta un rischio concreto per i bilanci dei Comuni italiani e potrebbe portare all’azzeramento di servizi essenziali come asili nido e assistenza sociale. L’allarme è stato lanciato durante un’audizione in Commissione Federalismo fiscale, che ha visto la partecipazione di ANCI e SVIMEZ.
Il problema principale riguarda il metodo di calcolo delle capacità fiscali adottato dall’esecutivo, che utilizza alcune variabili considerate problematiche, in particolare i dati catastali e la riscossione dei tributi. Questa metodologia presenta evidenti criticità che colpiscono in modo particolare il Mezzogiorno e le aree interne del Paese.
Nel Sud Italia e nelle zone interne, i valori catastali degli immobili rimangono elevatissimi, nonostante molti di questi siano sfitti o invendibili. Questi valori non riflettono il crollo del mercato immobiliare registrato negli ultimi vent’anni. Al contrario, in numerose aree del Centro-Nord, i valori di mercato sono aumentati significativamente a fronte di rendite catastali che sono rimaste invariate. Questa disparità nei dati penalizza pesantemente il Mezzogiorno sotto il profilo della capacità fiscale.
Un’altra criticità importante riguarda gli algoritmi utilizzati dal Governo, che partono dal presupposto che ogni euro accertato corrisponda a un euro effettivamente incassato. La realtà dei fatti è ben diversa: al Nord i tassi di riscossione superano l’85%, mentre al Sud si fermano frequentemente sotto la soglia del 55%. Questa differenza sostanziale viene completamente ignorata nel calcolo attuale.
Per correggere queste distorsioni sono state avanzate proposte concrete. Si chiede che la capacità fiscale di ogni Comune venga ponderata sul tasso reale di riscossione registrato nel triennio precedente. Inoltre, si sollecita la sospensione delle stime IMU per le aree interne colpite da spopolamento, con l’applicazione di un coefficiente di svalutazione in attesa di una riforma organica del Catasto.
Il federalismo fiscale deve essere equo, solidale e basato sulla realtà effettiva del Paese. In caso contrario, rischia di trasformarsi in uno strumento di desertificazione sociale ed economica che i territori non sono disposti a subire passivamente.
