Di Luca Franceschi
///
L’ultimo rapporto dell’Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico sui Fondamenti della crescita e della competitività ha evidenziato una situazione allarmante per il nostro Paese. L’Italia presenta uno dei tassi più elevati di giovani Neet (Not in Education, Employment or Training) a livello europeo, accompagnato da un numero particolarmente basso di laureati.
Questa condizione richiede una riflessione approfondita sulle attuali politiche educative, che secondo l’analisi del Movimento 5 Stelle appaiono completamente trascurate dall’attuale esecutivo. La problematica non può essere affrontata semplicemente strutturando il sistema scolastico unicamente in funzione delle esigenze del mercato del lavoro.
Il sistema educativo dovrebbe perseguire come obiettivo primario la formazione integrale della persona, promuovendo non soltanto competenze tecniche specifiche, ma anche lo sviluppo di capacità critiche e umane fondamentali. Tuttavia, il modello formativo attualmente in vigore dimostra evidenti limitazioni nella preparazione di cittadini consapevoli e pronti a contribuire in modo attivo al progresso della società.
Nel contesto del Quadro strategico per la cooperazione europea in materia di istruzione e formazione per il periodo 2021-2030, il Consiglio dell’Unione Europea ha stabilito un obiettivo indicativo ambizioso: raggiungere il 45% di giovani di età compresa tra i 25 e i 34 anni in possesso di un titolo di istruzione terziaria entro il 2030.
Questo traguardo evidenzia la distanza significativa che separa l’Italia dagli standard europei. La percentuale di laureati italiani si attesta attualmente al 31,6%, posizionando il Paese al penultimo posto nell’Unione Europea per questo indicatore cruciale.
Dall’inizio del 2024, secondo quanto denunciato, il governo ha destinato risorse considerevoli esclusivamente all’istruzione privata e paritaria, trascurando completamente quella pubblica. Questo tipo di investimento viene considerato inadeguato e riflette una mancanza di visione strategica e di responsabilità verso le prospettive future del Paese.
Mentre l’OCSE raccomanda specificamente il potenziamento degli Istituti tecnici superiori e il miglioramento dei servizi di orientamento scolastico, la gestione delle politiche educative viene definita insufficiente. Questa situazione rischia di tradursi in un abbandono delle giovani generazioni, compromettendo le loro opportunità di crescita e di contributo allo sviluppo nazionale.
