Di Luca Franceschi
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La senatrice del Movimento 5 Stelle Dolores Bevilacqua ha lanciato dure accuse contro il governo Meloni, denunciando quella che definisce una censura trasversale operata in Rai.
Secondo la parlamentare pentastellata, per Giorgia Meloni la censura non conosce distinzioni e viene applicata indifferentemente contro amici e nemici a seconda delle convenienze del momento.
Bevilacqua ha sottolineato la contraddizione del presidente del Consiglio che prima si espone pubblicamente in difesa della manifestazione “Più liberi più libri” denunciando il cosiddetto patentino antifascista, per poi restare in silenzio mentre le forze di maggioranza in Rai censurano addirittura Pietrangelo Buttafuoco, considerato un intellettuale di riferimento della stessa area politica.
La senatrice ha evidenziato come si tratterebbe di una situazione paradossale che farebbe sorridere se non fosse drammatica, sottolineando che se la scure della cosiddetta TeleMeloni colpisce senza pietà anche gli amici, è facile immaginare quale sorte attenda i nemici.
Particolare attenzione è stata riservata al caso di Report, contro cui secondo Bevilacqua si starebbe scatenando una vera e propria offensiva. La parlamentare ha denunciato come dopo l’input della settimana precedente da parte del ministro Adolfo Urso, siano arrivate le cosiddette verifiche interne.
L’obiettivo, secondo l’esponente del Movimento 5 Stelle, sarebbe quello di allontanare vigliaccamente Sigfrido Ranucci entro novembre per affidare il programma a qualcuno di meno scomodo per il governo.
Bevilacqua ha anche paventato l’ipotesi che il programma possa essere affidato a giornalisti considerati vicini alla maggioranza, citando esplicitamente Antonino Monteleone, accusato di aver messo in scena l’ennesima trasmissione indecente fondata su quello che la senatrice definisce servilismo giornalistico, sempre pronto a fare favori al proprio padrone.
La conclusione della parlamentare pentastellata è netta: quella che viene definita TeleMeloni sarebbe caratterizzata da censura contro l’indipendenza giornalistica e premi per chi si dimostra disponibile a essere tenuto al guinzaglio del potere.
