Di Luca Franceschi
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Il senatore Mario Turco, vicepresidente del Movimento 5 Stelle e responsabile della politica economica e fiscale del partito, ha lanciato un duro attacco alla strategia di privatizzazioni portata avanti dal ministro Giorgetti, invitandolo a fermare immediatamente il processo di cessione del patrimonio pubblico.
Secondo Turco, i dati dimostrano inequivocabilmente il fallimento di questa politica: la furia privatizzatrice non ha prodotto alcuna riduzione del debito pubblico e non è destinata a farlo nei prossimi mesi. I numeri sono chiari e impietosi: con il Governo Meloni il rapporto debito-Pil è cresciuto dal 134% registrato alla fine del 2023 alle attuali proiezioni che oscillano tra il 138 e il 139 per cento.
Questa dinamica rappresenta la prova evidente che la vendita del patrimonio pubblico non costituisce una soluzione ai problemi della finanza pubblica italiana. Il punto centrale è che senza una crescita economica reale e sostenuta, il debito pubblico non può diminuire in modo significativo.
Per queste ragioni il Movimento 5 Stelle continua a sollecitare il ministro Giorgetti affinché blocchi immediatamente le cessioni delle quote residue detenute dallo Stato in società strategiche come Monte dei Paschi di Siena, Rai Way, Banca del Mezzogiorno (nata dalla ex Popolare di Bari), Poste Italiane e altre realtà.
Sul caso Monte dei Paschi di Siena pesa inoltre l’inchiesta avviata dalla Procura di Milano che riguarda proprio le modalità con cui il Ministero dell’Economia e delle Finanze ha gestito la vendita delle azioni. Questo contesto giudiziario suggerisce la necessità di adottare la massima prudenza prima di procedere con ulteriori dismissioni del titolo.
Per quanto riguarda Rai Way, nonostante le ripetute proroghe del memorandum predisposto, non si è ancora giunti a una soluzione che possa considerarsi soddisfacente per un’eventuale cessione ad altri operatori del settore, tra cui figura Ei Towers come uno dei principali soggetti interessati all’acquisizione.
Particolarmente delicata è la situazione di Banca del Mezzogiorno, l’istituto nato dal salvataggio della ex Popolare di Bari. Secondo Turco sarebbe gravissimo procedere alla cessione di questa banca a gruppi bancari, anche stranieri, considerando che si tratta di un istituto risanato grazie a un rilevante intervento di risorse pubbliche. Nel frattempo circa settantamila ex soci hanno visto azzerarsi completamente il proprio investimento e attendono ancora un segnale concreto di giustizia e riconoscimento dei loro diritti.
Anche Poste Italiane, divenuta nel frattempo azionista di controllo di Tim, continua formalmente a rientrare nel decreto del Presidente del Consiglio che prevede la vendita di ulteriori quote di partecipazione pubblica.
Secondo il vicepresidente pentastellato, illudersi che qualche miliardo di euro ricavato dalla vendita di partecipazioni strategiche possa incidere in modo significativo sul debito pubblico rappresenta un errore economico prima ancora che politico. La dimensione del debito italiano è tale che queste operazioni risultano del tutto insufficienti rispetto all’obiettivo dichiarato.
Al contrario, questa corsa a fare cassa per inseguire qualche decimale di miglioramento nei parametri di finanza pubblica rischia di impoverire definitivamente lo Stato italiano, privandolo di asset strategici che potrebbero invece essere valorizzati in modo diverso. Questi beni pubblici potrebbero sostenere gli investimenti necessari al Paese, rafforzare la politica industriale nazionale e contribuire a rilanciare la crescita economica complessiva.
È proprio questa, conclude Turco, la strada corretta per rendere sostenibile il debito pubblico nel medio e lungo periodo, non certo la svendita progressiva del patrimonio pubblico che rischia di lasciare l’Italia più debole e priva di strumenti strategici per il proprio sviluppo futuro.
